domenica, 01 novembre 2009

Assenza

C'è mancato poco

che mia madre sposasse

il signor Zbigniew B. di Zdunska Wola.

E se mai fosse nata una figlia - non sarei stata io.

Forse una più dotata di memoria per volti e nomi,

e melodie udite una volta soltanto.

Infallibile nel riconoscere ogni uccello.

Con voti eccellenti in chimica e fisica,

e più scarsi in polacco,

ma che di nascosto avrebbe scritto poesie

subito molto più interessanti delle mie.

C'è mancato poco

che mio padre intanto sposasse

la signorina Jadwiga R. di Zakopane.

E se mai fosse nata una figlia - non sarei stata io.

Forse una più ostinata ad averla vinta.

Una che salterebbe senza paura nell'acqua fonda.

Propensa a subire le emozioni della folla.

Vista di continuo in più luoghi contemporaneamente,

ma di rado su un libro, molto spesso in cortile

a giocare a pallone insieme ai ragazzini.

Forse si sarebbero perfino incontrate

nella stessa scuola e nella stessa classe.

Ma senza fare coppia,

nessuna parentela,

e nella foto di gruppo ben distanti.

Ragazzine mettetevi qui

- avrebbe detto il fotografo -

quelle più basse davanti, quelle più alte dietro.

E al mio segnale fate un bel sorriso.

Ma prima contatevi,

ci siete tutte?

- Sì, signore, tutte.

Wisława Szymborska

 

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categorie: poesia
mercoledì, 21 ottobre 2009

Animula vagula blandula

Potevo non amare gli scritti del ruvido Caffarri? Foss'anche solo per l'esergo?

Senza scomodare il famoso titolo di H. U. Balthasar, consiglio i suoi "Frammenti", non lasciano *illesi*.

300. TEMPO

Ecco: con furia. I giorni trascorrono furiosamente. Non c'è tempo nemmeno per chiamarli per nome, che ti accorgi di averli già alle spalle.

L'attesa è tutt'uno con il ricordo. Il lunedì è acceso con la cicca del venerdì, e non va più a ore. Va a mesi.

Domani: è l'otto di gennaio, domani è il due dicembre. Solo un anno fa pareva tra un anno.

E invece è domani.

 

postato da: astime alle ore 20:27 | link | commenti (8)
categorie: poesia
domenica, 20 settembre 2009

Poesia dorsale

Myselves, qui, mi ha fatto scoprire la poesia dorsale, qui.

Sono felice come una bambina con un nuovo giocattolo.

postato da: astime alle ore 21:22 | link | commenti (5)
categorie: poesia
domenica, 13 settembre 2009

Ancora un'altra estate

Pensa se non avessi fatto in tempo
anche quest’estate
a vedere di nuovo la luce sfolgorante
ad avvertire il tocco del sole sul mio corpo
a respirare gli odori freschi o guasti
a gustare sapori pepati e dolceamari
a sentire le cicale fino al profondo della notte
a comprendere i miei cari che amo
a non spazientirmi con chi mi sostiene
a pensare anche a chi ho voluto dimenticare
a trovare amici che vengono da lontano
a lasciar entrare anche altre vite nella mia
a nuotare nel mare caldo
a osservare corpi freschi nudi
a rievocare amori, a sognarne di nuovi
a percepire il cambiamento delle cose.
Così, visto che sono arrivato a quest’estate,
dico: spero di arrivare al prossimo Natale
a qualche prossimo Capodanno –
poi più avanti vedremo.

Titos Patrikios

postato da: astime alle ore 10:16 | link | commenti (2)
categorie: poesia
martedì, 18 agosto 2009

Dippold l'ottico

- Che cosa vedi adesso?
Globi rossi, gialli, viola.
Un momento! E adesso?
Mio padre, mia madre e le mie sorelle.
Sì! E adesso?
Cavalieri in armi, belle donne, volti gentili.
Prova queste.
Un campo di grano - una città.
Molto bene! E adesso?
Molte donne con occhi chiari e labbra aperte.
Prova queste.
Solo una coppa su un tavolo.
Oh, capisco! Prova queste lenti!
Solo uno spazio aperto - non vedo niente in particolare.
Bene, adesso!
Pini, un lago, un cielo estivo.
Così va meglio. E adesso?
Un libro.
Leggimene una pagina.
Non posso. I miei occhi sono trascinati oltre la pagina.
Prova queste.
Profondità d'aria.
Eccellente! E adesso?
Luce, solo luce che trasforma tutto il mondo in un giocattolo.
Molto bene, faremo gli occhiali così.-

Antologia di Spoon River, E.L. Masters, traduzione di Fernanda Pivano

postato da: astime alle ore 20:57 | link | commenti (4)
categorie: poesia
domenica, 31 maggio 2009

Il Menzogna

Nel Trionfo della Volgarità

in primissimo piano si contempla

una montagna di orologi

e bracciali firmati

delle più famose gioiellerie

da regalare a sudditi e compari

nelle feste più o meno comandate

con regale accompagnamento

di pacche sulle spalle

mentre soltanto con il binocolo

s'intravede la villa inaccessibile

dove il Menzogna gongola

in compagnia dei grandi della terra.

Trionfi da Ultimi versi di Giovanni Raboni, 2004

postato da: astime alle ore 11:52 | link | commenti (7)
categorie: poesia
sabato, 30 maggio 2009

Stillicidio di delitti, terribile:

si distruggono vite,

si distruggono posti di lavoro,

si distrugge la giustizia, il decoro

della convivenza civile.

E intanto l'imprenditore del nulla,

il venditore di aria fritta,

forte coi miserabili

delle sue inindagabili ricchezze,

sorride a tutto schermo

negando ogni evidenza, promettendo

il già invano promesso e l'impossibile,

spacciando per paterno

il suo osceno frasario da piazzista.

Mai così in basso, così simile

(non solo dirlo, anche pensarlo duole)

alle odiose caricature

che da sempre ci infangano e ci sfigurano..

Anche altrove, lo so,

si santifica il crimine, anche altrove

si celebrano i riti

del privilegio e dell'impunità

trasformati in dottrina dello stato.

Ma solo a noi, già fradici

di antiche colpe e remissioni,

a noi prima untori e poi vittime

della peste del secolo

è toccata, con il danno, la beffa,

una farsa in aggiunta alla sventura.

Canzone del danno e della beffa, da Ultimi versi di Giovanni Raboni, 2004

 

postato da: astime alle ore 22:59 | link | commenti (1)
categorie: poesia
sabato, 11 aprile 2009

La fine e l'inizio

Dopo ogni guerra

c'è chi deve ripulire.

In fondo un po' d'ordine

da solo non si fa.

C'è chi deve spingere le macerie

ai bordi delle strade

per far passare

i carri pieni di cadaveri.

C'è chi deve sprofondare

nella melma e nella cenere,

tra le molle dei divani letto,

tra le schegge di vetro

e gli stracci insanguinati.

C'è chi deve trascinare una trave

per puntellare il muro,

c'è chi deve mettere i vetri alla finestra

e montare la porta sui cardini.

Non è fotogenico,

e ci vogliono anni.Tutte le telecamere sono già partite

per un'altra guerra.

Bisogna ricostruire i ponti

e anche le stazioni.

Le maniche saranno a brandelli

a forza di rimboccarle.

C'è chi, con la scopa in mano,

ricorda ancora com'era.

C'è chi ascolta

annuendo con la testa non mozzata.

Ma presto lì si aggireranno altri

che troveranno il tutto

un po' noioso.

C'è chi talvolta

dissotterrerà da sotto un cespuglio

argomenti corrosi dalla ruggine

e li trasporterà sul mucchio dei rifiuti.

Chi sapeva

di che si trattava,

deve far posto a quelli

che ne sanno poco.

E meno di poco.

E infine assolutamente nulla.

Sull'erba che ha ricoperto

le cause e gli effetti,

c'è chi deve starsene disteso

con una spiga tra i denti,

perso a fissare le nuvole.

Wisława Szymborska

postato da: astime alle ore 09:45 | link | commenti (1)
categorie: poesia
mercoledì, 18 marzo 2009

De Andrè e Aristofane

I ragazzotti di casa:

Vanno
vengono
ogni tanto si fermano

....

postato da: astime alle ore 22:47 | link | commenti (4)
categorie: poesia
domenica, 22 febbraio 2009

Disattenzione

Ieri mi sono comportata male nel cosmo.

Ho passato tutto il giorno senza fare domande,

senza stupirmi di niente.

 

Ho svolto attività quotidiane,

come se ciò fosse tutto il dovuto.

 

Inspirazione, espirazione, un passo dopo l'altro, incombenze,

ma senza un pensiero che andasse più in là

dell'uscire di casa e del tornarmene a casa.

 

Il mondo avrebbe potuto essere preso per un mondo folle,

e io l'ho preso solo per uso ordinario.

 

Nessun come e perché -

e da dove è saltato fuori uno così -

e a che gli servono tanti dettagli in movimento.

 

Ero come un chiodo piantato troppo in superficie nel muro

oppure

( e qui un paragone mi è mancato).

 

Uno dopo l'altro avvenivano cambiamenti

perfino nell'ambito ristretto d'un batter d'occhio.

 

Su un tavolo più giovane da una mano d'un giorno più giovane

il pane di ieri era tagliato diversamente.

 

Le nuvole erano come non mai e la pioggia era come non mai,

poiché dopotutto cadeva con gocce diverse.

 

La terra girava intorno al proprio asse,

ma già in uno spazio lasciato per sempre.

 

E' durato 24 ore buone.

1 440 minuti di occasioni.

86 400 secondi in visione.

 

Il savoir-vivre cosmico,

benché taccia sul nostro conto,

tuttavia esige qualcosa da noi:

un po' di attenzione, qualche frase di Pascal

e una partecipazione stupita a questo gioco

con regole ignote.

 

Wisława Szymborska

 

 

postato da: astime alle ore 21:19 | link | commenti (4)
categorie: poesia