venerdì, 11 gennaio 2008

Ad occhi aperti

Mio caro Marco, 
tre parole, una virgola e un a capo d’abbrivio che introducono immediatamente in un dialogo, in una relazione profonda: Adriano scrive all’amico lasciando fluire i pensieri come si presentano, ordinandoli certo, ma con la scioltezza del linguaggio interiore, quasi parlasse a se stesso o all’amico immaginario.
 
Ho creduto, e nei miei momenti migliori lo credo ancora, che in tal modo si potrebbe partecipare all’esistenza di tutti; e questa simpatia essere uno degli aspetti meno revocabili dell’immortalità.
 
Adriano si guarda e, attraverso gli occhi della Yourcenar, in un gioco di specchi, si mostra, si tra-disce, e con lui l’autrice. Si mostra, appunto, nella sua unicità, senza alibi e facili consolazioni. Lui pensa in greco.
 
Mi immaginavo nell’atto di prendere semplicemente la decisione di continuare a camminare davanti a me, sulla pista che ormai sostituiva le nostre strade.
 
Come non riconoscere i tratti di un processo che Jung avrebbe definito di individuazione?
Memorie di Adriano, Marguerite Yourcenar
postato da: astime alle ore 22:20 | link | commenti (92)
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Commenti
#1    11 Gennaio 2008 - 22:33
 
carissima, ora non ho più scusanti. sono settimane che giro intorno all'adriano di yourcenar. lo sogguardo, lo scruto, leggo la storia della traduzione, mi soffermo sul suo racconto della costruzione dell'opus. ma la unaninità dei consensi e la "fama di romanzo unico" mi intimidisce
inizierò il cammino sulla spinta di questo avvio e attraverso la conversazione che mi auguro lunga, variata, emozionante, pensierosa, educativa.
grazie valastime
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#2    11 Gennaio 2008 - 23:20
 
Prova a lasciarti andare a quel Mio caro Marco....

Domani lavoro, settimana lunga.
Mi sembro un robot guasto :))
ciao
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#3    12 Gennaio 2008 - 00:00
 
lo lessi anni fa, ci misi davvero poco. Fu divorato, e mi divorò.

Mi innamorai di quella scrittura leggera e profonda, molto poetica.

L'ho riletto l'anno scorso. Dire che ogni volta che si ri-legge un libro si scoprono nuove "letture" nella lettura... è banalissimo, ma è vero.

Credo che il fatto di averlo letto in giovane età (avrò avuto 15) l'abbia impresso a fuoco nella mia anima e memoria... rileggerlo da adulto (ora a 26 anni), ha perso un po' del suo fascino, ma acquistato in Valore: immenso. Una scrittura unica, davvero.

Ciao Astime.
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#4    12 Gennaio 2008 - 00:50
 
caro airel, ho sempre pensato che tu fossi un "ragazzo" precoce. ora ne ho conferma.
seguirò i due consigli: lasciarmi andare a quel Mio caro Marco e alla scrittura "leggera e profonda".
c'è poi una mia chiave, che ho trovato nelle pagine finali, scritte dalla traduttrice Lidia Storoni Mazzolani (alla quale si deve il poderoso lavoro di trasposizione linguistica), quando riferisce questa frase di Marguerite Yourcenar :
"accettare questo libro per quello che è: uno studio sul destino umano, l'immagine di un uomo che delle sue virtù e dei suoi difetti, delle sue esperienze personali e della sua cultura poco a poco si compone una sorta di saggezza pragmatica d'amministratore e di principe" (pagine 327-328).
la figura storica dell'imperatore Adriano non è proprio di quelle più commendevoli.
leggerla come la storia di un "destino umano" me la rende più avvicinabile.
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#5    12 Gennaio 2008 - 07:16
 
le verità interiori di Adriano diventano quelle della Yourcenar che fa di questo romanzo una sorta di pronunciamento del cercare di entrare nella morte a occhi aperti
un caro saluto
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#6    12 Gennaio 2008 - 11:10
 
ciao astime,
intanto volevo ringraziarti per questo post. devo liberare la mente da alcuni pensieri che sto scrivendo sulla munro, poi arrivo... il tempo è tiranno..
ciao
buon domani.. visto che oggi devi lavorare
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#7    12 Gennaio 2008 - 12:28
 
Un bel po' di anni fa iniziai a leggere Memorie di adriano con un pregiudizio antipatico: che scrivere degli antichi con linguaggio moderno e riuscire nell'intento fosse così difficile da essere necessario un miracolo perché il libro potesse piacermi davvero.
Insomma, la Yourcenar mi ha fatto credere nei miracoli :)
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#8    12 Gennaio 2008 - 15:55
 
Io sono molto in ritardo, ma prima o dopo arriverò... Ho un periodo molto denso di impegni e ahimè poco tempo per la lettura. Ma vi seguo, Giulia
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#9    12 Gennaio 2008 - 17:18
 
"E' difficile rimanere imperatore in presenza di un medico"

Adriano comincia col prendere atto che ha un corpo, che è umano, uguale agli altri umani, caduco come gli altri e che l'essere imperatore non lo sottrae alla fisicità.
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#10    12 Gennaio 2008 - 17:58
 
bene, bene. e ancora bene. mi piace il metodo. essere accompagnato per mano in questa lettura.
oggi pomeriggio sono andato a dare l'ultimo saluto ad una persona. ieri vivente, oggi un corpo in veloce disfacimento. in queste situazioni la presa di coscienza avviene quasi in modo fotografico. appare in tutta evidenza la limitatezza del vivente. ciò che era in un precario e tuttavia controllato equilibrio mostra la sua struttura mobile, continuamente cangiante.
mentre aspettavo, ho cominciato a leggere. "Mio caro Marco ..." e come un cavallo che si alza e supera l'ostacolo ho iniziato la lettura.
" ... sono giunto a quella età in cui la vita è, per ogni uomo, una sconfitta accettata"
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#11    12 Gennaio 2008 - 18:49
 
A me le persone morte fanno tenerezza e le sento profondamente e umanamente vicine.
.......


La giovane V. sottolineò:

"Dire che ho i giorni contati non significa nulla; è stato sempre così; è così per noi tutti. Ma l'incertezza del luogo, del tempo, e del modo, che ci impedisce di distinguere chiaramente quel fine verso il quale procediamo senza tregua..."
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#12    14 Gennaio 2008 - 18:37
 
ciao
mi lascio accompagnare con questo pensiero:

"Da ciascuna delle arti che praticai a suo tempo, traggo una conoscenza che mi compensa in parte dei piaceri perduti. Ho creduto, e nei miei momenti migliori lo credo ancora, che in tal modo si potrebbe partecipare all'esistenza di tutti; e questa simpatia essere uno degli aspetti meno revocabili dell'immortalità"...
ciao
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#13    15 Gennaio 2008 - 10:55
 
oh santo cielo (e per equanimità: santa terra, santa aria, santo fuoco) c'è un VERO WIKI su memorie di adriano: http://it.wikipedia.org/wiki/Memorie_di_Adriano
chissà che il diavolo tentatore ci ispiri , a fine lettura e riflessioni, di andare ad "allargare" quel post. in perfetta filosofia wiki
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#14    15 Gennaio 2008 - 11:29
 
El Adriano de Marguerite Yourcenar es un personaje creado por ella al margen de Roma y los romanos, por más que guarde cuidadosamente las apariencias con gran erudición suntuaria, social, histórica y política. Es un gran libro por su refinamiento y hondura, ambientación y lo que podríamos llamar “pasiva actividad”. Las Memorias de Adriano son la obra de toda una vida. De hecho, Yourcenar pasó casi la suya entera pensándolas, escribiéndolas, repensándolas, y justifican, sin duda alguna, la vida del escritor más exigente.
Crítica Aquileana:

Hacía bastante que no frecuentaba el género de novela histórica con ambientación grecolatina, y valió la pena la espera. Fue un verdadero hallazgo este libro: totalmente elocuente la narración en primera persona, que escapa del retrato trivial y filisteo del hombre de poder. Una de las partes que más me conmovió fue su amor por Antínoo. Las reflexiones acerca de la inmortalidad del almay la imperiosa necesidad de la búsqueda de un heredero también son piezas claves en la novela de Yourcenar. ”El Hombre es una efímera sombra de una eternidad, que vanamente pretende ser”: una reflexión que me vino al pasar a modo de contracara de la novela al propio epígrafe de este post, en voz de Adriano.

Las notas finales de la autora son el remate perfecto para un libro que definitivamente se consagra dentro del género de de la novela histórica. Dice Yourcenar: “He dejado de sentir a esos seres, su inmediata presencia; permanecen cerca de mí, pero desordenados. Nuestro intercambio con los demás se desvanece una vez lograda la satisfacción, la lección sabida, la obra acabada. Lo que yo era capaz de decir ya está dicho; lo que hubiera podido aprender ya está aprendido. Ocupémonos ahora de otras cosas”. Esta oportuna cita sugiere la invitación a recibir la esencial lección de “Memorias de Adriano“. Fundamental obra y legado, sin lugar a dudas.-
Retrato de Adriano, por Marguerite Yourcenar:

“Los dioses no estaban ya, y Cristo no estaba todavía, y de Cicerón a Marco Aurelio hubo un momento único en que el hombre estuvo solo”….

“No soy de los que afirman que sus acciones no se le parecen. Muy al contrario, pues ellas son mi única medida, el único medio de grabarme en la memoria de los hombres, y aún en la propia mía”.

“No desprecio a los hombres. Los sé vanos, ignorantes, ávidos, inquietos, capaces de cualquier cosa para triunfar, para hacerse valer, incluso ante sus propios ojos, o, simplemente, para evitar sufrir. Lo sé: soy como ellos, al menos por momentos, o hubiera podido serlo. Sólo en un punto me siento superior a la mayoría de los hombres: soy a la vez más libre y más sumiso de lo que ellos se atreven a ser. Casi todos desconocen por igual su justa libertad y su verdadera servidumbre”.

“Dudo que toda la filosofía de este mundo logre suprimir la esclavitud; a lo sumo le cambiarán el nombre. A la servidumbre del espíritu o de la imaginación, prefiero la esclavitud de hecho”.

“La inmortalidad de la raza se consideraba como un paliativo de la muerte. Se hablaba de Gloria, bella palabra que dilata el corazón, pero con miras a establecer entre ella y la inmortalidad una confusión falaz, como si la huella de un ser fuese lo mismo que su presencia”.

“La costumbre nos hubiera llevado a ese fin sin gloria pero también sin desastres que la vida procura a los que no rehúsan su dulce embotamiento por el uso”.

“Tener razón demasiado pronto es lo mismo que equivocarse”.

“La moral es una convención privada; la decencia, una cuestión pública; toda licencia demasiado visible me ha hecho siempre el efecto de una ostentación de mala ley… Tengo que confesar que creo poco en las leyes. Si son demasiado duras, se las transgrede con razón. Si son demasiado complicadas, el ingenio humano encuentra el modo de deslizarse entre las mallas de esta red tan frágil”.

“Un triunfo sólo sienta bien a los muertos. La fortuna de un muerto está al abrigo de los reveses; hasta sus derrotas adquieren un resplandor de victoria”.

“La ficción tiene su lado bueno, prueba que las decisiones del espíritu y la voluntad priman sobre las circunstancias”.

“Una parte de cada vida, y aún de cada vida insignificante, transcurre en buscar las razones de ser, los puntos de partida, las fuentes… Cuando los cálculos complicados resultan falsos, cuando los mismos filósofos no tienen ya nada que decirnos, es excusable volverse hacia el lejano contrapeso de los astros”.

______________________________________________________________

Fuente: Yourcenar, Marguerite. Memorias de Adriano. Traducción: Cortázar, Julio. Buenos Aires. Sudamericana. 2006.

in: http://aquileana.wordpress.com/2008/01/12/marguerite-yourcenar-memorias-de-adriano/

Links: http://www.realidadliteral.net/5paginaIII-2.htm

http://www.elmundo.es/esfera/ficha.html?27/esf924253094

http://www.carm.es/brmu/literatura/especiales/Yourcenar.html

http://www.google.com/search?q=MARGUERITE+YOURCENAR.+%E2%80%9CMEMORIAS+DE+ADRIANO%E2%80%9D.-++&hl=es&pwst=1&start=10&sa=N /Este post en la WEB/
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#15    15 Gennaio 2008 - 15:58
 
Intervista a marguerite yourcenar, 1976:
http://mesterressaintes.hautetfort.com/archive/2008/01/12/l-interview-de-marguerite-yourcenar-par-pivot-en-1976.html
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#16    15 Gennaio 2008 - 20:14
 
Ecco che riconosco Amalteo, le sue tracce e il suo mantenere il lavoro, sottotraccia. Le cacce.

"Pure qui a Tivoli, basta l'improvviso sbuffare di un cervo sotto le fronde perché trasalisca in me un istinto più antico di tutti gli altri, grazie al quale mi sento gattopardo quanto imperatore."

ciao Pam :))
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#17    15 Gennaio 2008 - 20:55
 
ciao val. non per niente mi sono chiamato "tracce e sentieri". sto usando molte arti di ricerca. quasto pos diventerà, in italia, la PRINCIPALE fonte di informazioni sulla Opus della Yourcenar
buona serata, mia cara
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#18    16 Gennaio 2008 - 20:36
 
Marguerite Yourcenar

« Je dirai ici qu’Hadrien a plus de chance que nous. Il n’était pas confronté comme nous avec un monde où nous sommes peut-être les derniers à pouvoir lutter, avec quelques minces possibilités de succès, contre « l’immense masse des maux et des erreurs » qui menace, non plus seulement, comme il le prévoyait, la civilisation de son temps, mais la vie même sur la terre. Il pouvait tout au plus entrevoir la fin, encore lointaine, du monde gréco-romain ; il ne pouvait prévoir ce à quoi nous assistons journellement, l’empoisonnement de l’air et des rivières, la mort des océans, la fin des espèces animales, la torture et le génocide endémiques, la dégradation de cet idéal d’HUMANITAS qu’il avait fait sien. Il nous est plus difficile qu’à lui de continuer à travailler courageusement et presque impossible de continuer à croire, même, comme il le fait, de façon mitigée et partielle, à la sagesse de l’homme. »

Marguerite Yourcenar (Entretiens avec…– Mercure de France)
in: http://poesiedicietdailleurs.hautetfort.com/archive/2008/01/16/marguerite-yourcenar.html
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#19    16 Gennaio 2008 - 21:05
 
Ho capito un 30% di francese Pam, ma, per quel che mi pare d'aver compreso: penso che ogni epoca abbia la sua sfida.

Stanotte mi sono svegliata in una posizione strana: le piante dei piedi congiunte, le gambe aperte e, in quella specie di nido fatta da gambe e piumone, il placido Bo che dormiva.
Così ho pensato a:
" Tra Boris-tene e me i rapporti erano di una precisione matematica: obbediva a me come al suo cervello, non come al padrone."

Fatto salvo il ribaltamento dei ruoli, ci trovo decise convergenze :))
ciao
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#20    17 Gennaio 2008 - 13:37
 
condivido cara val
ogni epoca storica ha i suoi problemi e i suoi compiti.
man mano che procedo nella lettura mi vado sempre più convincendo che anche in questo caso è l'io narrante a parlare. anche per la yourcenar vale la confessione di flaubert "madame bovary c'est moi". tuttavia nell'adriano l'effetto paradossale è che l'opreazione introspettiva "c'est moi" avviene ponendomi a diretto contatto con il pensiero interno dell'imperatore romano del secondo secolo.
e in fondo anche l'intervista conferma questa intuizione
vorrebbe fare come adriano, ma non può.
certo, c'è di mezzo il rinascimento, la rivoluzione industriale, la rivoluzione delle comunicazioni, i sovvertimenti dei mercati
ciao
alla prossima
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#21    18 Gennaio 2008 - 10:23
 
" La parola scritta m'ha insegnato ad ascoltare la voce umana, press'a poco come gli atteggiamenti maestosi e immoti delle statue m'hanno insegnato ad apprezzare i gesti degli uomini. Viceversa, con l'andar del tempo, la vita m'ha chiarito i libri."
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#22    18 Gennaio 2008 - 11:32
 
che ha in premessa:
"Come chiunque altro, io non dispongo che di tre mezzi per valutare l'esistenza umana: lo studio di se stessi è il metodo più difficile, il più insidioso ma anche il più fecondo; l'osservazione degli uomini, i quali nella maggior parte dei casi s'adoperano per nasconderci i loro segreti o per farci credere di averne; e i libri, con i caratteristici errori di prospettiva che sorgono fra le righe"
trovo interessante il metodo che marguerite/adriano usa per questi tre pilastri dell'uso di se stessi nell'arco del ciclo di vita di ciascuno: dalla soggettività, passando per la relazione intersoggettiva, e con l'ausilio del pensiero altro (i libri).
è un buon metodo.
me lo ritraduco così: la responsabilità delle azioni e dei sentimenti è solo mia, non è attribuibile ad altri. essa, tuttavia, dipende dalle relazioni di contesto (familiari, amici, compagni di lavoro ...): su queste possiamo fare poco. sono così come sono. il pensiero dà qualche puntello. se non altro perchè si è stratificato nel corso del tempo. e in queste venature della storia umana, qualche traccia forte la possiamo intravedere. tuttavia, ahimè, sempre con i filtri della nostra povera e maltrattata soggettività. maltattata , per l'appunto dai contesti.
così mi sembra di poter amplificare questi passi (il tuo e il mio) della fredda pensatrice marguerite
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#23    18 Gennaio 2008 - 13:01
 
ciao
faccio un piccolo passo indietro
.. "Marguerite Yourcenar da mirabile tessitrice di storia e di miti con la sua parola ... cercherà nelle direzioni più diverse:«il pugnale per uccidere l'IO»... una abolizione che diventa una necessità... ." ...

http://www.sgi-italia.org/riviste/bs/InternaTesto.php?A=602&R=1

E QUESTO SCRITTO

http://www.club.it/autori/grandi/marguerite.yourcenar/indice-i.html

E in merito allo "STUDIO DI SE STESSI" ho trovato questo particolare scritto:

http://www.letterariamente.it/Archivio/Monograf/Yourcenar/labirinto.html

MI SEMBRA RICCO DI SPUNTI

e poi sul "TEMPO E L'IO" questo scritto INTERESSANTE:

http://works.bepress.com/cgi/viewcontent.cgi?article=1016&context=maurizio_vito


ciao
buona giornata







utente anonimo

#24    18 Gennaio 2008 - 13:05
 
scusate, il precedente commento dell'utente anonimo è mio
ancora ciao
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#25    18 Gennaio 2008 - 14:26
 
cara prisma
queste radici nella filosofia buddista di marguerite/adriano mi sorprendono. ma io sono un povero ignorante ed è per questo che non finisco mai di imparare. le radici della yourcenar mi sembravano impresse nello stoicismo greco. ma è proprio lei (lei ormai affrancata dal suo alter-ego adriano) a dire che "resto profondamente attaccata alla conoscenza buddista, studiata attraverso le sue varie scuole" in quella citazione riportata nel sit sul buddismo che tu segnali.
ma il bello della conoscenza è proprio questo. dire "non lo sapevo"
grazie
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#26    18 Gennaio 2008 - 14:37
 
cara prisma, mi lasci estrarre qualche traccia dalle tue spigolature"
"Marguerite de Crayencour, la gran dama della letteratura francese, l'ultima aristocratica del pensiero, la bonne dame de Petit Plaisance, la grande seduttrice, l'archeologa dell'anima, storica e memorialista, tessitrice di storie e miti, orgogliosa e con una buona dose di snobismo ereditato dal padre". tanto per appuntarmi qualche tratto dl carattere.
"così legata alla memoria storica, ad astrarsi dal tempo in una visione delle cose che mentre continuano a scorrere giungono ad un tempo che confina con l'eterno: attualità e passato, presente e futuro si intersecano, si inglobano e, come nelle memorie di Adriano, non si distingue più se è l'imperatore che parla, qui ed ora, o la scrittrice-segretaria dell'imperatore "pellegrino" che oltrepassa il confine ultimo liberandosi dell'Io e delle sue limitazioni "
tanto per appuntare qualcosa sull'impianto di pensiero.
"Scrittrice accarezzata dalla grazia e privilegiata in quel mondo letterario che la vide sempre sospesa tra la memorialista meticolosa e il poeta inquieto con le ambiguità del suo privato: sempre sulla linea di confine e costantemente all'erta per raccogliere nuovi incanti, per raccontare ciò che non si può narrare". per appuntare sullo stile.
"Ricreare la storia «dal di dentro», raccontare in prima persona la vita d'un uomo arrivato al potere supremo con la sua azione politica, le sue gesta, i suoi piaceri: un testamento del più illuminato degli imperatori, della sua cultura, della sua volontà politica di stabilizzare un mondo dopo le lunghe guerre e prevenire futuri cruenti conflitti.
Il successo delle Memorie deve forse la sua solidità come opera proprio a questa caratteristica, a questo tessuto robusto del monologo: ispirazione, segreto e rigore, di un'opera non facile, di un'avventura di un uomo d'eccezione in un momento unico della storia." per riportarmi all'opus che stiamo leggendo.
sono alcune mie sottolineature dello scritto di Massimo Barile che tu hai scovato.
ti sono grato
ciao mia cara bouquiniste
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#27    18 Gennaio 2008 - 14:59
 
ancora (ed infine) in tema di rapporto con i Tempo, meriterà soffermarsi. e il testo che proponi è veramente orientativo.
il cimento cui si sottopone marguerite/adriano è proprio quello di scrivere "da qui alla eternità" a partire da una concertissima persona cui fa assumere un valore simbolico.
l'erudita yourcenar è talmente ambiziosa che non si accontenta del catalogo dei simboli esistenti (eppure ce n'è una caterva, come è noto). lei, noblesse oblige, ha bisogno di crearne uno tutto suo.
essendo molto intelligente, e sapendolo, lo fa con pensiero, sapioenza nello studio delle fonti e stile
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#28    18 Gennaio 2008 - 23:24
 
Ottima caccia Prisma! :)))
L'ultimo, quello sul tempo, l'ho stampato, me lo porto a nanna :))
notte stellata
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#29    19 Gennaio 2008 - 10:36
 
Innanzitutto, ciao a tutti.

Solo due cose che mi sono venute in mente leggendo i commenti apparsi fin qui. Vedo che si parla spesso di un io narrante che appartiene alla Yourcenar più che al vecchio imperatore. In realtà la Yourcenar ha sempre negato che Adriano parlasse con la sua voce, tanto da dirlo esplicitamente nelle note che accompagnano il libro a smentire l'opinione di critici che le attribuivano l'uso della maschera-adriano per esporre il suo pensiero.

Il libro l'ho letto due volte, molto tempo fa. Lo ricordo come uno di quei libri perfetti dei quali si ha l'impressione di un lavoro di limatura immane. Non c'è una parola che manca, nè una di troppo.
Il motivo della mia seconda rilettura di Adriano è nascosto nelle pagine contenenti le note della Y, in particolare quando cita dalla lettera di Flaubert: ' Quando gli dei non c’erano più e Cristo non ancora, tra Cicerone e Marco Aurelio, c’è stato un momento autentico in cui è esistito l’uomo, solo'.
Ecco è nella solitudine quest'uomo, non più imperatore-dio centro del culto imperiale e non ancora monarca incoronato dal rappresentante di Dio in terra che ho trovato una motivazione affascinante. Un uomo e basta.
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#30    19 Gennaio 2008 - 11:40
 
ciao dodo, che piacere leggerti, e ricomparire nei commenti, prendendo la parola!
credo che sulla questione io narrante o adriano che parla direttamente le opinioni saranno sempre divergenti. ci sono proprio due opinini polari
io propendo per l'io narrante (come uno degli autori delle schede proposte da prisma), perchè mi sembra di riconoscere una sensibilità del tutto moderna applicata in una persona vissuta nel secondo secolo. e se volessi avere una rappresentazione dell'adriano vero, mi rivolgerei alla ricerca storica. sono una persona semplice: se leggo letteratura questa è letteratura. se leggo saggistica questa è saggistica, se leggo memorialistica, questa è memorialistica
la mia personale interpretazione è che la yourcenar ha creato un suo simbolo, utilizzando la ricerca storica e selezionando nella ricerca storica gli elementi più confacenti alla propria operazione letteraria.
anzi, il mimetismo autore / personaggio è totalmente assorbito dalla ricerca storico archeologica da ottenere il risultato di non accorgersene.
comunque è una questione che si supera per conto suo. nella lettura ciascuno proietta quello che gli proviene dalla sua individuale personalità. è questo il carattere creativo della buona scrittura: la possibilità data al lettore di proiettare i propri vissuti.
c'è un problema che mi piacerebbe che venisse fuori dalla nostra conversazione, a cui mancano all'appello quasi una ventina di persone che hanno dichiarato di "adorare" questo libro.
come mai questo unanimismo sulla grandezza di questa opera?
mi sto facendo piano piano una opinione che formulerò man mano che procede la conversazione
ciao a tutti
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#31    19 Gennaio 2008 - 11:58
 
Ciao Dodo,
ho letto da te: come stai?
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#32    19 Gennaio 2008 - 20:25
 
Ciao a tutti, riconfermo la mia adorazione per questo libro. Ogni pagina è perfetta, come dice Dodo:
non c'è una parola che manca nè una di troppo. quindi ogni mio commento è superfluo. Ma tutti Voi siete pazienti...allora eccovi le mie domande alla pagina 12 fuoricontesto per "vegeteriani" in che cosa la sofferenza dell'erba falciata differisce...da quella di un montone sgozzato? Salto a fc pg.31
...quanto per davvero una persona partecipa alle idee e agli avvenimenti del secolo nel quale si trova a vivere? - e fc.pg.37 ...non vi sembra di leggere il manzoniano addio monti sorgenti dalle acque?......Lasciai dunque Atene, arida e dorata,
per la città dove uomini ammantati
in toghe pesanti
affrontano il vento di febbraio
dove lusso e sregolatezza son sgraziati
ma dove ogni minimo provvedimento
si riflette sulle sorti di una parte del mondo,
e dove un giovane provinciale avido
ma non del tuto ottuso
convinto sulle prime di obbedire.....
E, per chi ama soprattutto il caldo come non apprezzare l'immagine fc. pg.46....ogni canna infranta si trasformava in un flauto di cristallo.
Mi sa che la sto facendo troppo lunga, solo un ps. preso da pg.214 dove Plotina aveva fatto apporre "ospedale dell'anima"...esempio di bella idea femminile, ciao alle prox pagine, maf
utente anonimo

#33    19 Gennaio 2008 - 21:43
 
ops, scusate l'edz sulla quale leggo è
CDE spa, su licenza Einaudi, 1981...:-)) maf



utente anonimo

#34    19 Gennaio 2008 - 23:29
 
ciao cara maf
questo tuo porre le domande movimenta oltre ogni modo la discussione. spero solo che la tua edizione corrisponda anche alla mia.
stampo le questioni e mi ritiro a leggere e tentare di capire.
grazie e buonanotte
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#35    20 Gennaio 2008 - 19:31
 
ciao
lascio un pensiero sull'ultima sottolineatura di maf "Biblioteca, casa di cura"...
L'iscrizione che Plotina aveva fatto apporre sulla soglia della biblioteca istituita a sua cura in pieno Foro Traiano "Ospedale dell'anima"» si lega bene ad un'altra frase sulle biblioteche, individuata nel libro, che aiuta a svelare il pensiero in proposito: «Costruire un porto, significa fecondare la bellezza di un golfo. Fondare biblioteche, è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire» (p. 121).
Tramite l'iscrizione si indica nei libri la "medicina" che si assume nella biblioteca-ospedale dell'anima. La seconda definizione identifica le biblioteche come granai di riserve spirituali per il futuro.
definizioni davvero particolari per una biblioteca..
ciao
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#36    21 Gennaio 2008 - 15:09
 
ciao a tutti e grazie alla padrona della casa.
cara maf
effetivamante le parole della Yourcenar, come dice anche dodo, sono "pesate" una ad una. quindi l'operazione di amplificazione (aureo metodo: si butta un sasso nello stagno e le onde si amlpificano e vanno a lanbire le ninfee, le erbe, i bordi ...) è produttiva
ho compulsato il testo calando come un falco sui pezzi da te segnalati.
oggi sto sulla pagine 31 (abbiamo, credo, lo stesso testo).
"ho riflettuto spesso sull'errore che commettiamo nel supporre che un uomo, una famiglia, necessariamente partecipino alle idee o agli avvenimenti del secolo nel quale si trovano a vivere"
l'avevo sottolineato anch'io.
a quel punto il teso della yourcenar mi attirava perchè entrava nel biografico ("mio padre ... era un uomo sopraffatto dalle virtù ..."). padre morto quando adriano aveva 12 anni, e madre presto persa di vista. In pratica adriano era un orfano e fu allevato da tutori ed educatori. della madre gli resta una memoria visiva: "serbo il ricordo del suo viso allungato di spagnola ...
Del passo da te citato trovo questa risonanza dentro di me: gli avvenimenti storici arrivano a noi attutiti. ne partecipiamo solo in parte: per quello che ci arriva, per quello che ne conosciamo o ci è dato conoscere.
E' un importante messaggio che mi sollecita un pensiero ricorrente: siamo parti. siamo parzialità. solo prendendo coscenza delle nostre parzialità possiamo diventare esseri dialoganti.
Trovo che questa consapevolezza si fa più acuta e più forte in fase di vecchiaia. o in questa fase in cui adriano sente di avere un ultimo compito: quello di trasmettere parte della sue esperienza a marco.
anche quando trasmettiamo qualcosa trasmettiamo delle parzialità che forse contribuiranno a colmare qualche zona del mosaico della esperienza stirica.
ciao maf, ciao a tutti
e grazie per l'attenzione
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#37    21 Gennaio 2008 - 20:32
 
ciao Pam :))
grazie a te!

Anch'io avevo sottolineato "...ammassare riserve contro un inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire.."
Attuale, molto attuale.

Buona serata
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#38    22 Gennaio 2008 - 01:04
 
cara val
ho provato a lanciare la tua citazione con google.
e sono uscite 4 paginate.
è forte e capillare la diffusione di questi frammenti
è una scrittura scintillante che lascia le scie
buonanotte
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#39    25 Gennaio 2008 - 18:45
 
Vagulando blandulamente cerco animula di Adriano e Margherita.
Eccomi dopo aver letto il libro, i links e i commenti fin qui esposti.
Beato Ariel che ha trovato il testo leggero. Io ho faticato molto ad arrivare al termine. Ogni riga rappresentava un distillato da centellinare lentamente.
L’ineccepibile lavoro di scultura di ogni singola parola stimola sicuramente ammirazione, ma per quel che mi riguarda, questa si ferma solo nella considerazione “estetica” del modo di scrivere dell’autrice.

Non una parola di più, non una parola di meno, come rammentano Dodo e Maf: è proprio questa caratteristica che mi inibisce.
L’intera opera è una densa ed eccezionale produzione di puro pensiero e anche nei passaggi più intensi e drammatici non riesce a filtrare la traccia emotiva che probabilmente svilirebbe, secondo la Y., l’imponente ricostruzione di una vita descritta con le lenti della razionalità.
La razionalità, nella sua assoluta purezza, mi blocca.
E’ come se lo stesso Adriano dicesse: “guardatemi e non toccatemi”.
Quindi, ottimo lavoro di scrittura, ma a distanza di sicurezza.

Vengo ora ad interrogarmi sul contenuto del testo.

Non sono più di tanto interessata a capire di chi sia la vera voce (Adriano o la sua maschera Margherita), anche se un’ossessione rincorsa per buona parte dell’esistenza e la scelta del personaggio avranno bene il loro significato :))
Mi concentro invece sulla figura di Adriano.
Un uomo che fa i conti con se stesso e il proprio passato nel momento in cui sente l’approssimarsi della fine e la necessità di scegliere un successore.

Adriano non mi suscita grandi entusiasmi. Indubbiamente grande riformatore, ma anche molto pieno di sé, come del resto accade ad ogni essere umano che aspira al potere.
Giustificazioni che arginano il peso di dubbi ed errori, illuminazioni spesso oscurate dalle convenzioni, innovazioni alimentate dall’ambizione.
Nulla di sconveniente. Imparo dal mio tempo che spesso la real politik è il male minore rispetto alla radicalizzazione dettata dall’ideologia. Quindi, sia pur in epoche nettamente diverse, i meccanismi del potere non subiscono grandi differenze.

C’è invece qualcosa che mi indigna e su cui vorrei approfondire anche il vostro parere.
Il qualcosa cui mi riferisco sono le relazioni affettive di questo imperatore.

Passi pure che il confronto con il genere femminile è per Adriano uno dei tanti tasselli del suo puzzle riformista, passi pure che la moglie “ … è forse quella alla quale sono riuscito meno a piacere: è vero però che mi ci son provato ben poco (103) e che … col divorzio avrei potuto agevolmente sbarazzarmi di quella donna che non amavo; se fossi stato un privato non avrei esitato a farlo.” Chiudiamo anche un occhio sull’apprezzamento che “… dovevo alla sua frigidità se non s’era fatta un amante (160)”.

Ognuno è libero di esprimere la propria sessualità come meglio gli aggrada e con chi gli pare, sia esso maschio, femmina o animale, purchè l’altro membro della relazione sia consenziente.
Ma trovo estremamente aride e ipocrite le riflessioni formulate da Adriano per declinare le proprie responsabilità di fronte alla scelta dell’amato Antinoo di suicidarsi.

Mettiamo in parallelo :

“ho insistito affinchè nessuna fanciulla sia data in moglie senza il suo consenso: lo stupro legale è ripugnante quanto qualsiasi altro (111)“ (standing ovation delle quote rosa)

Con:

“costrinsi il mio giovane amico a subire la presenza d’una cortigiana … il suo disgusto giunse fino alla nausea … Quelle vane prove si spiegano con la mia inclinazione alla sregolatezza .. vi si mescolava la bramosia d’istruirlo, di far passare la sua giovinezza attraverso le stesse esperienze che erano state quelle della mia; fors’anche, più inconfessata, l’intenzione di degradarlo a poco a poco al livello di piaceri banali che non impegnano” (167).

Non è forse questa una situazione di stupro, di plagio, di costrizione?

Mi viene un fremito di sdegno nel leggere come poi l’illuminato Adriano risponde ai più che legittimi tormenti che lo turbano:

“I miei rimorsi … sono divenuti un modo per assicurarmi di essere stato sino alla fine lo sventurato padrone del suo destino … se m’assumo tutta la colpa, riduco quella giovane figura alle proporzioni d’una statuetta di cera che io avrei modellata, e poi infranta con le mie stesse mani”

E fin qui tutto accettabile. Peccato che subito dopo continui:

“Non ho il diritto di avvilire quel raro capolavoro che fu la sua fine; devo lasciare a quel fanciullo il merito della propria morte “ (163)

Ricordiamo che Adriano afferma “Non sono mai stato contrario all’uscita di scena volontaria” (153).

Ma trovare nel gesto di Antinoo la seguente motivazione:

“Un essere che aveva orrore della decadenza fisica, della vecchiaia, da tempo aveva dovuto ripromettersi di suicidarsi al primo indizio di quella decadenza, o anche molto prima. Oggi, giungo a credere che questo impegno, che molti di noi giurano, senza poi mantenerlo, in lui fosse radicato da moltissimo tempo … “ (173)

mi sembra davvero troppo. Forse quello stesso fanciullo in formazione che vede nell’adulto maturo il modello che lo fa soggiacere forzatamente ai propri desideri non regge all’idea di diventare lui stesso un futuro persecutore.

Il mio è un cervello rettile e questo ha sentito. Se qualcuno vuol dare una scossa alla mia evoluzione cerebrale, con Patientia attendo.
Ciao a tutti. TartaRugosa.
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#40    25 Gennaio 2008 - 19:34
 
I cavalli di razza si riconoscono subito, anche quando vestiti con carapace :))

Che piacere trovare il tuo scritto tartarugosa :))) mi ha aperto una serie di scenari, di paradigmi, di visioni, di filtri, nuovi e comburenti.
Ci voleva stasera.
Lascio che la mia legna umidiccia si asciughi e cominci a bruciare piano. Ricordi vero "chi ha il fuoco...."
per ora baci e cari saluti :)))

p.s. ti vedo mentre dici "Vagulando blandulamente cerco animula di Adriano e Margherita"
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#41    25 Gennaio 2008 - 23:42
 
ciao TartaRugosa,
dici: “con Patientia attendo”…
Tu sei “forte”? Sì, sei “forte” se hai scritto questo commento, comunque ti faccio questa domanda perché con me ne dovrai esercitare tanta di pazienza, ma non solo, dovrai esercitare anche benevolenza, perché devi scordarti che io riesca a dare una “scossa alla tua evoluzione cerebrale”, particolarmente con questo libro.
Sai, come avevo già scritto precedentemente in qualche commento, alla sera non trovavo mai il momento di andare a letto, ma, da quando sto leggendo questo libro, senza accorgermi mi trovo in braccio a Morfeo. Questo per dire che da quando gli ho scoperto queste proprietà cerco di farlo durare a lungo.
E poi, due brevi pensieri su ciò che ti indigna.
Più di una volta mi sono chiesta quale fosse il significato di questo libro della yourcenair, poi un giorno ho trovato questo pensiero: “E’ questo il significato del suo libro, l’uomo anche quando occupi una carica politica elevata resta pur sempre un uomo”.. allora mi sono detta, ma guarda che definizione ad ampio respiro, non definisce di quale HOMO si tratti.
Inoltre, sulla base di questa brevissima citazione di pagina 17 “Non ci sono al mondo persone più VOLGARI dei nostri COMPLICI… Non mi piace che un essere umano ritenga di conoscer già il mio desiderio, prevederlo, adattarsi meccanicamente a quella che suppone la mia scelta… ”, mi sono chiesta se talvolta non fosse toccato anche ad Antinoo di far parte di questi “volgari complici”.
Se così fosse, allora prima lo fa “soggiacere forzatamente ai propri desideri” poi lo considera volgare?
Ciao

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#42    25 Gennaio 2008 - 23:50
 
dimenticavo. tu ti chiedi:
"non è forse questa una situazione di stupro, di plagio, di costrizione"?
io credo proprio che si possa trasformare la domanda in affermazione!
ancora ciao
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#43    26 Gennaio 2008 - 12:37
 
cari lettori, abbiamo un nuovo membro del gruppo.
Qui miciù riflette sulle parole
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#44    26 Gennaio 2008 - 12:40
 
e qui è inizia ad entrare in reverie
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#45    26 Gennaio 2008 - 15:45
 
dolce Miciù :)))
baci a pelosi e padroni
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#46    31 Gennaio 2008 - 15:21
 
"Le véritable lieu de naissance est celui où l'on a porté pour la première fois un coup d'oeil intelligent sur soi-même: mes premières patries ont été les livres." (Marguerite Yourcenar, Mémoires d'Hadrien)
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#47    01 Febbraio 2008 - 09:36
 
da Alessandra Schiesano, Adriano, lo spartiacque, in Il Sole 24 Ore, 20 gennaio 2008:
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#48    01 Febbraio 2008 - 09:50
 
:))
buona giornata Pam
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#49    01 Febbraio 2008 - 09:58
 
anche a te , mia cara
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#50    07 Febbraio 2008 - 17:51
 
buonasera al gruppo in lettura e alla ospitante valastime
ho da segnalare questo post di alexadra:
http://alexandra3.splinder.com/post/14945827#comment
una ricognizione a volo d'aquila sulla coscienza di adriano
a fra poco, perche ho da copiarvi qualcosa.
amalteo-amanuense
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#51    07 Febbraio 2008 - 18:11
 
eccomi di nuovo.
lunedì ero a bergamo. pioveva ed avevo un buco di tempo prima del pullman delle 17 e 15. così sono andata in biblioteca (ottimo il sistema bibliotecario di bergamo: 5 bilbioteche in città e 2 a bergamo alta. tutte con ottimo nastro di apertura).
ho letto tutte le voci enciclopediche che ho trovato sugli scaffali alla voce "adriano", "memorie di adriano", marguerite yourcenar"
in particolare ho pensato di copiare, per voi passanti su quasta conversazione, le seguenti frasi:
"Negli ultimi giorni di vita l'imperatore scrive una lunga lettera - una sorta di testamento umano e politico - a Marco Aurelio, nipote di adozione e suo futuro successore. Questo il pretesto del romanzo della Y., scritto in prima persona, in una sorta di autoidentificazione"
...
"Pazienti ricerche storiche, visite rinnovate ai luoghi in cui visse l'imperatore, una profonda empatia con il personaggio hanno permesso alla Y. di aderire perfettamente e dall'interno alla sua sensibilità, per farlo rivivere nel contesto della sua stessa realtà storica, umana ed affettiva"
...
"Lo sguardo volto al documento ma anche alla magia, o meglio quella magia simpatetica che consiste nel trasporci con il pensiero all'interno di un altro, come scrive la Y. in un quaderno di appunti"

voce scritta da Daniela De Agostini
in DIZIONARIO BOMPIANI DELLE OPOERE E DEI PERSONAGGI DI TUTTI I TEMPI E DI TUTTE LE LETTERATURE, Bompiani 2005, p. 5439

al prossima presa di parola
buone ore
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#52    07 Febbraio 2008 - 18:25
 
ciao Pam, sai che proprio oggi pomeriggio ho finito la rilettura, visto che la febbre mi ha aperto una fessura temporale imprevista..
E mi è venuta voglia di ricominciarlo da capo. Mah! sarà la febbre :))

A proposito di segnalazioni, c'è un post di Clelia che parla di filosofia greca che a mio parere sta bene con il "pensare in greco" di Adriano:
http://akatalepsia.blogspot.com/2008/02/616.html

Buona serata
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#53    07 Febbraio 2008 - 19:03
 
ho sempre pensato che una malattia (a prognosi fausta e breve) fa bene al sè.
forse le tue molecoli viventi desiderano reincarnarsi in quele di adriano/yourcenar.
bene lo scambio di link
vada dalla severa clelia
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#54    07 Febbraio 2008 - 19:08
 
Ho imparato molto leggendovi. Volevo ringraziare Amalteo. A presto
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#55    07 Febbraio 2008 - 19:24
 
sì, una bella pagina.
la pensa così anche umberto galimberti nel suo La casa di psiche, feltrinelli. e naturalmente il maestro di tutti costoro: emanuele severino (c'è una sua antologia che costa meno di una pizza: antologia filosofica dai greci al nostro tempo, rizzoli bur)
continuo conlo scambio dei link.
vai a leggere questo curioso articolo di armando massarenti sulla relazione che c'è fra platone e il tenente colombo.
è una chiave di lettura cretativa ed intuitiva
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tempo%20libero%20e%20Cultura/2008/02/socrate-soprabito-tenente-colombo.shtml?uuid=776395ee-d58d-11dc-b6f8-00000e25108c&type=Libero
ciao
buona guarigione
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#56    11 Febbraio 2008 - 15:35
 
Je suis Argentine, étudiante avan cée de francais.J'ai essayé de lire "Memoires d'Adriano"et a ete′vraiment difficile.Il faut connaitre l'histoire et la philosophie profondament.C'est mon cas ou je me trompe?.Merci

Les Mémoires d’Hadrien se présente comme une lettre adressée par l’empereur Hadrien vieillissant à Marc Aurèle, le futur empereur et grand philosophe. C’est donc sur le ton de la confession qu’Hadrien dresse le bilan de sa vie. à travers cet homme à l’esprit curieux de philosophie et de sciences, méditant sur le pouvoir qu’il a exercé et sur la mort qui s’approche. Marguerite Yourcenar dépeint aussi les tourments de la passion. L’évocation du suicide du jeune éphèbe Antinoüs, amant d’Hadrien, nous fait découvrir un homme en proie aux mêmes doutes que tout un chacun.
Si l’auteur s’efface derrière son sujet, c’est pour mieux éprouver et conna?tre le destin de tout homme. " Tout être qui a vécu l’aventure humaine est moi ", remarque-t-elle dans une note. Ainsi, ici comme dans toute son ?uvre, c’est bien l’idéal de la philosophie antique, une sagesse vécue jusque dans les tréfonds reculés de l’être, que cherche à atteindre et à magnifier Marguerite Yourcenar.
PS / Avec les Mémoires d’Hadrien roman ébauché dès avant la guerre mais qui ne sera achevé qu’en 1951 Marguerite Yourcenar donne à sa passion pour le monde gréco-latin ses plus beaux titres de noblesse. J'espère t'avoir aidé par ce résumé, merci de t'intéresser à notre littérature et à un de nos grands écrivains qu'était Madame Marguerite Yourcenar

da: http://www.ffooe.com/viewtopic.php?f=4&t=88732
utente anonimo

#57    11 Febbraio 2008 - 18:24
 
Grazie Pam sloggato :)))
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#58    11 Febbraio 2008 - 20:43
 
sei troppo intelligente
TROPPO
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#59    11 Febbraio 2008 - 21:50
 
Purtroppo no, caro Pam :))
Sto ragionando intorno allo scritto di Tartarugosa, alla concezione dell'amore e della bellezza nella Grecia antica, alla lettera di Attiano. Non proprio ragionando, lascio che i pensieri si mettano in fila da soli, eccentrici, tangenziali, rispetto ai miei sentimenti, giusto per cautelarmi, giusto per non simpatizzare troppo. Giusto per continuare a dormire almeno un po'.
Buona serata a te e a Lu
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#60    12 Febbraio 2008 - 10:54
 
ciao val
ho ancora un po' di appunti da aggiungere qui, per costellare questo "quaderno" sull'adriano della yourcenar.
cose lette nel passato e depositate sullo scaffale dei francesi, che è lassù , nella casa del lago che presto riprenderà vita.
il gruppo di lettura è stata l'occasione per - finalmente- rompere qualla impossibilità a leggere quasto libro. impossibilità che si trascinava fin daglim anni '70.
ora l'ostacolo è superato.
mi rimane il senso della "freddezza" che ho sempre associato a questa scrittrice. solo che ora mi sono più chiare le mie motivazioni - soggettivissime - ed è possibile, all'opposto, godere delle frasi sapienziali che è possibile estrapolare dal testo.
perchè una tensione arricchente di questa ricerca febbrile ed insonne della yourcenar consiste proprio nel suo aver saputo rendere universale una biografia di 2000 anni fa.
la malattia, la carriera, il potere, l'ordine familiare, la sessualità, le abitudini, le amicizie, le relazioni, il ricordo, la morte come passaggio. tutti processi esistenziali proiettati nella situazione problematica di ciascuno di noi.
quello che più mi allontana da marguerite è che lei li vuole scolpire sulla pietre, sulle lapidi marmoree, sulle colonne greco-romane. cioè per dare ad esse una durevolezza eterna.
mentre a me la vita sembra più un processo costituito da immagini, intuizioni, pensieri mobili e sfumati, ricordi che riaffiorano dalle nebbie. ed è già di grande consolazione esistenziale accorgersi di queste fluttuazioni.
ecco forse è questo: l'arte della sfumatura (come dice amos oz quando impara a mettere in fila i libri nella sua bilbiotechina) contrapposta allo scultore lapideo
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#61    12 Febbraio 2008 - 21:12
 
Caro Pam,
l'età, la stanchezza, potrebbero modificare i ricordi, ma a me pare di vedere, guardando indietro negli studi e nelle letture, la cultura romana "scolpita nel marmo" e quella greca nel vento. Quest'ultima, appunto, portatrice di sfumature, di dubbi, di sfaccettature.
E mi pare di capire che un tratto che l'autrice vuole dare al suo Adriano è quello dell'iniziato ai riti Eleusini, dedicati a Kore.

E' il periodo dell'anno dei piccoli riti, quelli del ritorno. Godiamoceli con il senso tipico delle anime dell'Ade, l'olfatto.

Per ora ho visto ellebori, sassifraghe e camelie. Per i profumi dobbiamo attendere ancora un mese. :)))

Cari saluti
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#62    13 Febbraio 2008 - 00:07
 
non facevo riferimento alla cultura greca e a quella romana, alle relazioni fra le due, ed alle caratteristiche di ciascuna. e ti ringrazio per la tua osservazione storica che mi fa fare il "ripasso"
intendevo parlare dell'atteggiamento personale della yourcenar come autrice letteraria. quel suo scrivere "definitivo", scandito, scultoreo per l'appunto. non c'è spazio per le sfumature, le variazioni, il tratteggio, . lei è una "ipse dixit". intendevo scultorea in questo senso.
non so : è come se scrivesse con la precisa intenzione di scrivere cose definitive. scolpite sulla colonne, sulle lapidi.
devo dire che trovo conferma di quanto dico anche nei suoi taccuini o da interviste che ho qui, in lettura.
tornerò ancora su questo libro.
grazie e a presto
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#63    18 Febbraio 2008 - 22:38
 
http://cadavrexquis.typepad.com/cadavrexquis/2008/02/breve-invito-a.html
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#64    18 Febbraio 2008 - 22:48
 
En “Memorias de Adriano” de Marguerite Yourcenar se propone desde un principio este juego. La figura central de Adriano, emperador del siglo II en Roma es tomada en todo su esplendor y eso incluye tanto un recorrido histórico como un recorrido en la intimidad del protagonista dentro su más hondo sentimiento personal.
La intimidad del poder, lo que vive y sufre el hombre fuerte que está al frente de un imperio, tiene una extensa descripción. Sin embargo, ese desarrollo ser traslada a otros puntos de la vida: en su intimidad el poder tiene sobre Adriano el peso de su decadencia, de sus enfermedades, de sus imposibilidades: y es así… el hombre es un hombre, simplemente un hombre y nada se puede hacer por cambiar esa situación.
Así pues, la narración que presenta Margarite Yourcenar, es un recorrido expansivo, una especie de movimiento centrífugo a través del Imperio, y al mismo tiempo un arquetipo de centralidad, de asedio hacia la intimidad del ser humano, único e irrepetible que es Adriano. Y en este discurrir por el tiempo de la historia y del ser, la autora se introduce en el relato, se involucra en él y también viaja con las memorias de Adriano; y para ello qué mejor punto de partida que una largo informe de situación del Imperio que dirige éste a su hijo adoptivo Marco. Éste lo sucederá como emperador después de su muerte, y el relato se convierte en una confesión, una reflexión final sobre la vida antes de la muerte. Dejar de existir para Adriano no significa solamente su fin. El final de su vida no significa solamente su decadencia como ser humano sino también la del Imperio: el Imperio romano está en plena decadencia y él observa por donde se van filtrando los enemigos.

Mientras viaja por todos los rincones del Imperio, Adriano intuye esta situación y la traslada a todas sus descripciones. Discurre sobre las más variadas expresiones de las emociones humanas: arte, deporte, literatura, arquitectura, filosofía, medicina, educación, política, gastronomía, astronomía, las técnicas de la guerra, la formalización de la paz, y muchos otros temas más. También concluye acerca del amor en todas sus variantes (sexual, filial, al prójimo, al amigo), y cómo se manifiestan sentimientos como el odio, el temor, el rencor, la envidia, la angustia, la indiferencia, la violencia y en general todos los tormentos del alma humana.
Para el emperador el viaje se convierte por igual, un imperativo de su tiempo, y una afición, una búsqueda infinita de la identidad de su ser. Por eso el viaje de Adriano no es solamente un viaje visible, físico-geográfico, sino en simultáneo, un viaje hacia el interior del alma humana en busca de los secretos más íntimos de la vida y de la muerte, en un constante discurrir, sobre lo cotidiano y lo universal.
De esta manera al concluir su vida, cuando recibe noticias de fidelidades y de traiciones, cuando el imperio hace agua en algunos frentes, cuando recuerdo sus momentos de gloria y sus fracasos, cuando los que lo quisieron ya no están, no queda más que aceptar estoicamente el final y ese final es de absoluta soledad. El largo soliloquio que constituye la novela no es más que un diálogo consigo mismo - el que cada hombre debería hacer o hace cuando sabe que ya no hay mas cartas para repartir y se viene el juego final - tratando de encontrar sentido a todo lo sucedido. Las Memorias de Adriano son la memoria de un hombre, de todo hombre. De un imperio, del poder, del juego de las estrategias. En definitiva de la vida misma…
in http://lisis.wordpress.com/2008/02/17/memorias-de-adrianode-marguerite-yourcenar/
utente anonimo

#65    20 Febbraio 2008 - 12:35
 
... chiedo la parola ... c'è qualcun altro? .... no .... grazie ... ecco:
Arrivo per caso, attraverso il blog akatalepsia.blogspot.com, ad una pagina che mi fa tornare qui.
In una scheda elogiativa fino alla estenuazione estetica nicoletta Clarizia (http://www.letterariamente.it/Archivio/Monograf/Yourcenar/memorie_di_adriano.htm) scrive:
" È la stessa Yourcenar, nei suoi appunti autobiografici, a rivelare che "come accade ad ogni immaginazione nutrita e plasmata dalla storia, mi è spesso accaduto di tentare di collocarmi in altri secoli, di provare a superare per quanto possibile la barriera del tempo. Lo studio delle letterature antiche, la filologia, l’archeologia sono i passaporti per questi viaggi". Guardate da questo singolare angolo prospettico, le Memorie di Adriano rappresentano, di sicuro, uno dei più riusciti e suggestivi viaggi letterari nel Tempo"
Attraverso questo testo comprendo meglio qualche elemento della durevolezza ed inscalfibilità del libro "memorie di adriano" che piace in modo così intenso a molte persone anche profondamente diverse fra loro per età, personalità e appartenenze ideologiche.
Il primo elemento è il TEMA DELLA CLASSICITA'. Parlo della ricerca della cultura classica (greca e romana) come epoca storica "globale". Non la società fluida e differenziata di noi moderni. Un'epoca in cui a chi deteneva il potere era possibile "mettere assieme" parecchi oggetti personali e sociali che oggi sono fortemente distinti e separati fra loro. come il monopolio personale della violenza che può essere usato senza vincoli, come la possibilità di costruire strade e opere urbane senza regole legislative, o come costruire monumenti di pietra quali simboli forti della propria identità, e come fare quello che si voleva della propria sensualità sessuale. ho notato che nella ricerca estetizzante della classicità si mette sempre in ombra che queste società erano attraversate dalle divisioni castali e fondate sulla economia dello schiavismo.
Il secondo elemento che lo scritto di ClarizIa evoca alla mia mente è il tema del TEMPO.
Qui la mia sensibilità si avvicina molto alla ricerca della Yourcenar. Il tema del tempo porta alla origine di una questione essenziale per ogni vita. Nulla è più “democratico” del tempo.
Ciascuno di noi ha a sua disposizione il PROPRIO TEMPO che è a sua volta in relazione con il TEMPO DIVORATORE. L’unica cosa che possiamo fare è tentare di fermare l’attimo (con il ricordo, la fotografia, il dipinto, il diario, il post di un blog …) o quello di fermare una vita, come per l’appunto fa la yourcenar con il suo adriano.
Lei fa questa operazione lavorando incessantemente sulla lingua e sulle parole. Voglio dire che ottiene questo effetto di “fermare il tempo” con un linguaggio cesellato, definitivo ed “eterno”. Da cui l’effetto ipnotico osservato anche da Clarizia:
“rilassamento iniziatico prima della prova suprema, una accettazione affatto eroica e densa di umanità, che predispone ad una lettura dall’ inevitabile effetto ipnotico”
“narrazione che privilegia la risonanza interna delle parole, fluisce con tono pacato e intimo, quasi musicale, vivificando un passato che, mano a mano, si svela nella sua cosciente continuità.”
Questo stile letterario è ottenuto dalla yourcenar attraverso un grande lavorio sul PENSIERO (come già acutamente osservava Tartarugosa, in un lungo commento precedente)
“ Adriano è immune da "intermittenze del cuore" osserva Clarizia
Da qui anche la mia estrema distanza emotiva (non provo alcun piacere nel leggere la Yourcenar, se non quello ammirato per la bravura linguistica) da questa scrittura così menomata dalle altre funzioni della personalità come l’INTUIZIONE e il SENTIMENTO.
In conclusione certamente noi moderni siamo più fragili, con le nostre psicologie attraversate dalle “intermittenze”, e più esposti alla sferza inesorabile del tempo divoratore.
Il ritorno ai classici E’ UNA DELLE SOLUZIONI alla tristezza di dover portare a compimento una vita temporanea . La Yourcenar ha il merito di far intravedere questa strada. E tuttavia incappa nell’estetismo estenuato di cui parlavo all’inizio.
Spero ci siano altre vie per maneggiare la vita attraverso la letteratura. Un po’ più articolate e meno unilaterali
grazie ad astime ospitante e a tutti per l'attenzione
ci rileggiamo alla prossima conversazione
statemi bene
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#66    23 Febbraio 2008 - 08:51
 
Memorias de Adriano, Marguerite Yourcenar

Abans de res volia agraïr que m'hagueu convidat a participar en aquest blog més enllà dels comentaris puntuals que hi anava deixant. És tot un repte intentar resumir un llibre amb la brillantor i claredat amb que vosaltres ho feu.

I la vostra invitació ha coincidit justament un dia després d'acabar de llegir "Memorias de Adriano". És un llibre que entra dins del gènere de la novel·la històrica i on l'autora escriu en primera persona la vida de l'emperador romà Adrià, des de la seva infantesa a Itálica fins al moment en què anomena succesor. És una lectura densa però en general molt atractiva, plena de reflexions sobre el poder, les relacions humanes i fins i tot sobre filosofia.
Es podria dividir en dues parts ben diferenciades que coincideixen amb l'abans i el després de ser anomenat emperador. Per mi, la primera part és la més interessant i captivadora de totes i és on es desgranen les idees filosòfiques d'Adrià que després intentarà implantar en tota l'extensió de l'Imperi. En la segona part, destaca la relació d'amor entre ell i Antinoo, un jove ciutadà d'una de les provincies conquerides per Roma.

En general, el que m'agradaria destacar del llibre és el profund helenisme de la figura d'Adrià. Ell hagués desitjat haver nascut grec, amb els seus ideals de bellessa, la seva perfecció en l'art, les seves idees polítiques i filosòfiques. I haig de reconèixer que llegint el llibre a mi m'han vingut unes ganes terribles de llegir-me tots els clàssics grecs, d'empapar-me d'aquesta cultura que en el fons, i gràcies a la Romanització, és la nostra cultura.

I deixeu-me acabar amb les paraules que apareixen en les monedes encunyades per Adrià: "Humanitas, Felicitas, Libertas"
in http://alavoradelfoc.blogspot.com/2008/02/memorias-de-adriano-marguerite.html
utente anonimo

#67    26 Febbraio 2008 - 15:39
 
Il peso dell'amore
Il peso dell’amore, dice Marguerite Yourcenar, è un braccio teneramente appoggiato sul petto che, a poco a poco, si fa più pesante. E c’è un momento in cui la scrittrice tocca i vertici della poesia e della disperazione del vivere, e questo avviene nel momento in cui Adriano comprende che la bellezza più cresce e più corre verso il suo termine. E’ la comprensione del fugerit invida aetas di oraziana memoria. Attualizzato ed elevato all’ennesima potenza.
in http://cleliamazzini.tumblr.com/post/27076744
utente anonimo

#68    26 Febbraio 2008 - 16:34
 
Questo piccolo blog-paradiso è una scoperta felice.
Intanto mi leggo tutta la vostra conversazione e poi tornerò.
Prima all'Università, poi attraverso il libro della Yourcenar, Adriano Imperatore è entrato nella mia vita e si rifiuta di uscirne.
grazie marina
utente anonimo

#69    27 Febbraio 2008 - 11:50
 
il Tempo secondo Yourcenar
da ineziessenziali di marina
"Quando si parla dell'amore per il passato, bisogna fare attenzione: si tratta dell'amore per la vita; la vita è molto più al passato che al presente. Il presente è un momento sempre breve,anche quando la sua pienezza lo fa sembrare eterno.
Quando si ama la vita, si ama il passato perché esso è il presente qual è sopravvissuto nella memoria umana. Il che non vuol dire che il passato sia un'età d'oro: esattamente come il presente, è al tempo stesso atroce, splendido, o brutale, o semplicemente qualunque."
(Ad occhi aperti)



"Io ho cinquantanove anni.Per quanto mi riguarda, il periodo migliore della vita saranno forse i prossimi vent'anni(se li potrò vivere), e cioè quando, essendomi alleggerita di molte cose e avendo imparato a conoscerne alcune, potrò cominciare a utilizzare l'esperienza passata e forse, in certi campi, a spingermi più lontano o più in profondità di prima."
(Lettere ai contemporanei)


Ogni volta che leggo questa donna io resto strabiliata di fronte alla nostra affinità di pensiero.
Naturalmente lei è La Yourcenar e io sono solo marina, ma Lei conosce me e io credo di capire Lei.

in http://ineziessenziali.blogspot.com/2007/12/il-tempo-secondo-yourcenar.html
utente anonimo

#70    28 Febbraio 2008 - 16:04
 
Ho letto con calma. E qua e là ho riletto.
A questo punto mi sembra impossibile scrivere anche un solo pensiero originale, ma qualche cosa di sincero sì.
Sul carattere "lapideo" della scrittura della Yourcenar penso che vada tenuto presente un fatto. Adriano stesso scrisse una sua biografia(non firmata)a noi purtroppo mai giunta. Questo bisogno di scolpire i propri pensieri, le proprie motivazioni, riporta, da un lato, al controllo tenace e totale che la Yourcenar volle avere sulla sua immagine pubblica, e dall'altra a quello altrettanto deciso(anche se diversamente giustificato, trattandosi dell'Imperatore)) di Adriano di consegnare personalmente ai posteri il suo ritratto. Credo che Marguerite capisse profondamente questa esigenza di Adriano e l'esattezza della scrittura sia stata da lei messa al servizio, non solo dell'estetica, ma di questo doppio bisogno di "controllo".

Il discorso su "stupro, plagio e costrizione" fatto da tartarugosa mi tocca di più.
Naturalmente nessuno può sottrarsi al potere dell'Imperatore, il più spontaneo degli slanci verso Adriano passa forzatamente attraverso il suo manto regale. Chi di noi resterebbe davvero "libero" in un rapporto con Adriano Imperatore? Ma a parte questa ovvietà, gli storici, concordi, ci parlano di un Antinoo che ama Adriano. Neanche quelli più malevoli, di ambiente senatorio, (che si intuiscono dietro la Historia Augusta)avanzano mai l'ipotesi di una costrizione qualunque. La Yourcenar introduce il tema del degrado cui Adriano tenta di portare l'amato Antinoo, come cuore della complessità, contraddittorietà e "umanità" della personalità di Adriano.
L'Imperatore che controlla il mondo non può controllare il suo sentimento d'amore e agisce nei modi tortuosi con cui ognuno di noi si difende da questo sentimento onnipotente.
E' interessante la diversa lettura che mi viene spontanea di quei due periodi citati da Tartarugosa: "Se m'assumo tutta la colpa, riduco quella giovane figura alle proporzioni d'una statuetta di cera che io avrei modellata, e poi infranta con le mie stesse mani." (Questo davvero mi avrebbe indignata, ma Adriano continua):Non ho il diritto di avvilire quel raro capolavoro che fu la sua fine; devo lasciare a quel fanciullo il merito della propria morte."
Mentre tartarugosa sottolinea questa frase con un "peccato che... ,a me viene da dire "per fortuna che...
Veramente mi sembrerebbe un disconoscimento della personalità di Antinoo il voler porre, da parte di Adriano, il proprio sigillo sulla sua morte oltre che sulla sua vita.
Del resto, anche lasciando la psicologia per la storia, la morte di Antinoo conserva un mistero alla radice: casualità, intenzionalità? Lo conservò ANCHE per Adriano che non autorizzò mai una lettura ufficiale della sua morte. E questo a mio avviso è molto significativo, proprio alla luce di quel suo desiderio di costruirsi da solo il proprio piedistallo.
La spiegazione finale che Adriano SEMBRA darsi (pg.173)non fu mai imposta ufficialmente dall'Imperatore, come avrebbe potuto fare facilmente. Lasciò nell'ombra la causa di quella morte. Personalmente mi sento di accettare questa decisione.

Noterete che sono entrata nel merito delle sole osservazioni con cui non mi sento perfettamente concorde; non per spirito di polemica, ma perché le ritengo come sempre le più preziose perché ci permettono di chiarire meglio a noi stessi il nostro pensiero.
grazie a tutti, è un piacere leggervi
marina
utente anonimo

#71    28 Febbraio 2008 - 21:09
 
Cara Marina,
intanto benvenuta :))
Ti chiedo scuso per la brevità del mio commento, mio figlio preme per utilizzare l'elettrodomestico:
tu scrivi "L'Imperatore che controlla il mondo non può controllare il suo sentimento d'amore e agisce nei modi tortuosi con cui ognuno di noi si difende da questo sentimento onnipotente."
Ecco non avrei saputo sintetizzare meglio, se non usando la sua lettera "Arriano mi scrive" - http://astime.splinder.com/post/15871892/Arriano+mi+scrive%3A -
Conoscendo e stimando Tartarugosa, è da quando ha postato quel commento che continuo a pensarci, perché, pur non condividendo il suo punto di vista, se ha scritto quello che ha scritto ha un suo buon motivo, quindi sto lavorando per capire e sicuramente il tuo contributo è un passo in più in quella direzione.
Bon, buona serata e a presto :)))
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#72    28 Febbraio 2008 - 22:11
 
Cara Marina, grazie per il tuo commento e l’interpretazione che dai ai miei dubbi.
Ma essi permangono e si rinforzano alla luce della tua frase “Chi di noi resterebbe davvero libero in un rapporto con Adriano Imperatore?”
Non mi attardo a rientrare nel mio “peccato che” così dissonante dal tuo “per fortuna”. Resto convinta che non sempre il poter determinare la propria morte sia squisitamente una scelta individuale, a maggior ragione se nessuno può sottrarsi al potere dell’Imperatore.
Purtroppo, come già scrivevo, la figura di Adriano non mi entusiasma. Sono molti gli episodi - che ho evitato di sottolineare per non apparire troppo polemica – che addirittura mi evocano impressionanti somiglianze con atteggiamenti di uomini politici attuali bramosi di potere e forse destinati a riacquistare le poltrone dopo una pausa di appena 20 mesi (occupazioni di territori, grandi opere, domini, strumentalizzazioni femminili, intima scarsa considerazione dell’inneggiato popolo).
Certo la complessità, la contraddittorietà e l’umanità del potere assumono raffigurazioni diverse in rapporto all’epoca storica, ma qualche denominatore comune resta inossidabile.
A parte queste considerazioni, credo che, a proposito del libro in questione, sia anche una questione di gusti, oltre che di sensibilità.
Non ho cultura classica e storica sufficienti per apprezzare altri tipi di sfumature.
E’ stato comunque interessante inserire nelle mie personali scelte anche questa parentesi.
Ciao e spero di rileggerti negli altri libri aperti al dibattito.
TartaRugosa.
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#73    29 Febbraio 2008 - 07:22
 
Cara Astime, rispetto al tuo commento precedente al mio.
Non so se valga la pena di continuare a pensarci, visto che la distanza è abissale.
Comunque provo a darti un ulteriore contributo.
La frase da te sopra riportata che suscita la tua ammirazione, l’ho letta una volta, poi una seconda e alla terza mi è risuonata così:
“Hitler che vuole controllare il mondo non può controllare il suo sentimento d’amore e agisce nei modi tortuosi con cui ognuno di noi si difende da questo sentimento onnipotente, Il suo modo tortuoso di controllare il suo sentimento d’amore per la sua razza lo porta a sterminare 6 milioni di uomini”.
Sai, quando ero piccola e guardavo la cartina del mondo sull’atlante De Agostini, la sua raffigurazione piana mi mostravano America e Unione Sovietica molto lontane. Più tardi, con mia grande sorpresa, di fronte ad un mappamondo ho scoperto che erano molto vicine.
Più tardi ancora la fisica e la natura delle relazioni mi hanno insegnato che i poli si attraggono.
Con Prisma riflettevo sul tema della Grande Madre in un racconto della Munro.
Di fronte ad Adriano sto meditando che evidentemente il bisogno di un Grande Padre è un sentimento più universalmente diffuso di quanto certe ideologie politiche vogliono farci supporre.
Triste. Anzi tristissimo.
Ciao. TartaRugosa
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#74    29 Febbraio 2008 - 09:15
 
Buongiorno Tarta :)))
Dal mio punto di vista è proprio la possibile distanza abissale che mi stimola a capire, il pensiero uguale o simile al mio è già capito :))
Partendo dal presupposto che i libri sono specchi, provo a raccontarti cosa ci vedo riflesso io nello specchio di Adriano:
Lui è un uomo determinato, forte e potente, consapevole dei propri difetti, e anche cinico, molto cinico.
Veramente può tutto, compreso lasciare un segno di civiltà nella storia, compreso realizzare il sogno di Roma caput mundi.
Ma arriva un momento in cui deve prendere atto della finitezza del proprio corpo e di chi ama.
Lui può controllare tutto, appunto, ma non quello che, a quel punto della vita, comprende essere il più importante. E' imperatore ma non gli serve a nulla.
Se dovessi fare una critica alla mia visione, metterei l'accento non su un possibile esito giustificazionista - che brutta parola, scusa - che non mi interessa, piuttosto a una visione romantica, direi piuttosto stupida.

A me sembra, inoltre, di capire che l'autrice voglia rappresentare nella relazione Adriano/Antinoo sia il paradigma usuale della Grecia antica, sia la propria relazione omosessuale: taccuini -pag 298 - "Questo libro non è dedicato a nessuno...."

Sul tema del Grande padre ci penso, anche perché è un mio nervo scoperto, quantomeno affettivamente, quindi devo frustare i miei scarsi neuroni per produrre un pensiero organizzato.

Buona giornata :))
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#75    29 Febbraio 2008 - 11:48
 
Ciao Tartarugosa, mi piace discorrere con te.
Mi troverai un po' partigiana. Infatti io sono convinta che Adriano sia stato in assoluto il migliore Imperatore romano. Un "pacifista" antelitteram, (rinunciò ai piani militari di Traiano, si occupò solo di limitare e difendere i confini dell'Impero in molti punti arretrandoli) un grandissimo amministratore, inflessibile nel proteggere i popoli dai soprusi dei proconsoli, generoso (con il tesoro che era considerato, fino da Augusto, di proprietà dell'Imperatore e non con i soldi dell'erario) nel restaurare città distrutte da guerre di imperatori precedenti, aperto alla cultura di ognuno dei paesi facenti parte dell'Impero.
Gli altri Imperatori cui la storia riconosce meriti (i filosofi) furono, o semplici conservatori della sua opera(Antonino) o in drammatica contraddizione con il proprio credo filosofico(Marco Aurelio).
Io li stimo tutti per varie ragioni, naturalmente spostandomi verso i parametri morali di quei tempi, ma penso che Adriano abbia avuto una visione nuova del potere. Il potere serve per fare, per lasciare il mondo un po' più ordinato.
Vorrei portare molti più esempi, ma ora vado a prendere all'asilo il mio nipotino.

Scusami astime se non mi sono presentata né ti ho fatto un saluto di ingresso, sono una pasticciona in fatto di buone maniere.
Il tema del Grande Padre è interessante, ma Adriano non si presta a nessuna idealizzazione. Troppo pragmatico, troppo complesso. I grandi Padri sono luminosi, Adriano aveva, e non nascondeva di avere, molte ombre.
grazie a tutti voi
marina
utente anonimo

#76    29 Febbraio 2008 - 14:55
 
"Si direbbe che il quadro dei miei giorni, come le regioni di montagna, si componga di materiali diversi agglomerati alla rinfusa.
Vi ravviso la mia natura, già di per se stessa composita, formata in parti uguali di cultura e d'istinto..."pg. 24,25
ciao marina
utente anonimo

#77    29 Febbraio 2008 - 18:36
 
Care astime e marina, grazie per le vostre risposte.
Le distanze abissali non significano cessazione di dialogo, ma risparmio di energia nel tentare di arrivare per forza a capire totalmente il punto di vista dell’altro.
La scelta di Adriano mi ha offerto l’opportunità di riprendere in mano un libro che già dal 1989 giaceva nella mia biblioteca, accantonato dopo poche pagine. Invecchiando si cambia e il salotto di lettura offre uno sprone (sono per natura “doveristica”) per rimettersi alla prova sui gusti che si modificano.
Leggendo il tuo scritto, cara astime, riconosco la tua presentazione fatta al tempo del “lancio”. Riconosco anche i passaggi di pura poesia nell’argomentare il tema della finitudine, ma non ne traggo visioni romantiche. Fortunatamente sappiamo che questa è la famosa livella e che basta solo attendere. Per chiunque, grande o meschino, ricco o povero, arriva il momento.
Quello che invece mi ha fatto concentrare di più sul personaggio sono stati l’incredibile quantità di ovazioni fatte sul suo conto. Vagamente posso tentare di capire la passione di Marina (non ho strumenti per valutare le differenze tra Adriano e altri suoi simili), ma, pensando ai commenti degli altri lettori, faccio più fatica a mettere a fuoco se la passione per questo testo sia per l’Imperatore o per la scrittura ineccepibile che lo dipinge.
Allora, se dobbiamo mettere sotto la lente Margherita, ho già detto la mia. L’approfondimento di Marina sul “carattere lapideo” mi stimola a leggere (però fra un bel po’) qualcos’altro di questa scrittrice, per vedere se mi riconcilio con quella che io percepisco “lontananza affettiva”.
Ma se parliamo di Adriano, pur riconoscendogli la capacità di ridisegnare una nuova forma di potere, non riesco a non vederne i numerosi abusi, e anche sull’essere pacifista avrei qualche dubbio. Comunque davvero non mi sembra il caso di andare a fare ulteriori pulci al personaggio.
Da tutta questa vicenda, e ritorno da te astime, il concetto di grande padre che ne ho ricavato si rifà alla mancanza di critica delle pur presenti nefandezze di Adriano (di cui la più spregevole nella mia classifica resta appunto Antinoo) e alla sua elevazione a grande cui riferirsi come modello.
Sempre per ritornare all’attualità e ad una sua proiezione fra 500 anni, chissà i nostri posteri come ammireranno estasiati il ponte di Messina e come elogeranno il fatto che un uomo vecchio e ricco, anziché dedicarsi ai godimenti della vita, ha sacrificato se stesso per salvare un paese che, in quei tempi, faceva buchi e sporcizia da tutte le parti poiché non vi erano degni successori che potessero continuare le sue imprese. Non lo dico scherzando.
Buon week-end a entrambe. Non credo che ripasserò a commentare da queste parti perchè, sinceramente, mi stimolano di più gli altri autori in cantiere.
A rileggervi altrove, dunque!!!
TartaRugosa
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#78    02 Marzo 2008 - 02:03
 
Memorias de Adriano, Marguerite Yourcenar
Por Eva Luz, el 29 de Febrero de 2008

Mucho se ha hablado y se ha discutido sobre la denominada novela histórica y si ésta admite definiciones o no. Lo cierto es que este tipo de relatos se nutre del testimonio, a diferencia de la novela de ficción, cuyo punto de partida es la invención.

En la novela histórica el autor parte de un acontecimiento o un personaje verídicos para hacer su narración, y éstos no son el resultado o la consecuencia de un esfuerzo íntegro de la imaginación, como sí ocurre en el caso de la novela de ficción. En la novela histórica el autor evoca un pasado y lo reconstruye para presentarlo con herramientas propias, y acaso esa intervención suya subjetiva es lo que le vale la censura de los historiadores académicos que le exigen precisión y exactitud. Pero es que los propósitos de la novela histórica no son los mismos que los de la crónica o la biografía. Lo suyo es interpretar con mirada creadora aquello que puede cotejarse en la realidad documental.

memorias de adriano.jpgEn el caso de la biografía, por ejemplo, el autor registra lo que ha sido producto de su exhaustiva y rigurosa investigación. En la novela histórica, en cambio, el escritor da una versión de lo que aconteció, y eso es lo que hace Marguerite Yourcenar en Las memorias de Adriano. Lo recrea desde esa realidad comprobada de donde proviene y que ella aprehendió de sus indagaciones históricas. El resultado es una autobiografía imaginada que a ella le sirve para emprender su novela y resolver con ésta la honda
inquietud que le produjo una reflexión de Flaubert: “Los dioses no estaban ya, y Cristo no estaba todavía, y de Cicerón a Marco Aurelio hubo un momento en que el hombre estuvo solo”. Ese hombre, generalizado en la frase Flaubert, cobra vida individual en el pensamiento luminoso de Marguerite Yourcenar, y se convierte en una identidad con nombre propio que la persigue desde el año 1924, cuando ella apenas tenía veinticuatro años y trató de ordenar sus ideas en unos manuscritos que luego fueron desechados y que, según cuenta la autora, volvió a reescribirlos en largos períodos de tiempo hasta quedar reducidos a una sola frase en 1934: “Empiezo a percibir el perfil de mi muerte”. No es difícil suponer que desde esta frase que resonará con insistencia en su cabeza, Marguerite Yourcenar avance paulatinamente para reconstruir a este personaje que bien podría localizarse en el momento histórico al que se refiere Flaubert. En esa declaración concebida seguramente para la voz de Adriano está contenido lo que ella intuyó que debía ser la idea central de la novela: una larga reflexión que se hace Adriano sobre la vida, mientras en su condición de enfermo condenado espera la inevitable muerte.

Las memorias de Adriano fue pensado en sus mínimos detalles por Marguerite Yourcenar. El proceso de gestación del libro como tal tuvo una duración de largos años. En 1951 se edita por primera vez, y el mundo recibe una joya literaria en la que la historia, la ficción, y la poesía se entremezclan primorosamente, y le hacen un texto casi insuperable en su género.


Para hacer ese recorrido a través del Imperio Romano y de la mente de Adriano, uno de los emperadores del siglo II de nuestra era, la autora escoge narrar en primera persona, que es el yo de Adriano compartiéndole a su sucesor Marco Aurelio sus memorias. Esta yourcenar6.jpgelección la justifica así la propia Marguerite Yourcenar: “Si decidí escribir estas Memorias de Adriano en primera persona, fue para evitar en lo posible cualquier intermediario, inclusive yo misma. Adriano podía hablar de su vida con más firmeza y más sutileza que yo”. Y se cumplieron los propósitos de la autora porque su personaje Adriano encontró un medio propicio para exteriorizar los aspectos más íntimos de su vida con una lucidez e inteligencia, que el lector valorará correspondiéndole con atención y entrega.

La técnica narrativa que la escritora usa en Las memorias de Adriano está basada en la precisión. Esta característica le facilita al lector interiorizar en el personaje y conocerlo ampliamente con los datos que él mismo suministra. Los consejos y las recomendaciones del emperador a Marco Aurelio constituyen un tratado de filosofía que convence y que lo empuja a uno como lector a querer llegar hasta la última página de este recorrido por el testimonio de una vida que se consume inexorablemente, y que fue la vida a la que Marguerite Yourcenar quiso levantarle un monumento que no está construido de piedra sino de su prosa hecha memoria. Este libro es un peregrinaje por la sabiduría y la grandeza de uno de los espíritus más libres de otro tiempo, y es una aproximación a la soledad de la existencia de quien contribuyó a instaurar el esplendor de Roma. “Esta mañana pensé por primera vez que mi cuerpo, ese compañero fiel, ese amigo más seguro y mejor conocido que mi alma, no es más que el monstruo solapado que acabará por devorar a su amo”. Esto escribe Adriano sobre la enfermedad que le anuncia su final, y esto escribió la autora mientras le daba vida literaria en una de las obras más brillantes del siglo XX: “Me di cuenta muy pronto de que estaba escribiendo la vida de un gran hombre. Por tanto más respeto por la verdad, más cuidado, en cuanto a mí, más silencio”.

Nacida en Bruselas en 1903, Marguerite Yourcenar fue la primera mujer en ser admitida como miembro por la Academia Francesa de la lengua en 1980. Residió en Estados Unidos en la isla Mount Desert con Grace Frick, con quien convivió en pareja durante cuarenta años. En 1968 recibió el premio Fémina por Opus Nigrum (1968), otra de sus obras en la que da prueba de su eficacia como novelista e investigadora, ya que su argumento gira en torno a la figura histórica de Zenón, el médico alquimista. Entre los títulos que sobresalen en su vasta trayectoria de escritora podemos citar los siguientes: Alexis o el tratado del inútil combate (1929), Denario del sueño (1934), Fuegos (1936), Cuentos orientales (1938), Tiro de gracia (1939), Como agua que fluye (1982), Recordatorios (1974), y El tiempo, gran escultor (1987). Aunque la novelista, autora de teatro, y traductora, murió en 1987, en la actualidad sus libros gozan de gran aceptación en el mundo entero.

in http://www.leergratis.com/libros/memorias-de-adriano-marguerite-yourcenar.html
utente anonimo

#79    04 Marzo 2008 - 08:54
 
ciao tartarugosa, spero di incontrarti ancora
buone letture, marina
utente anonimo

#80    04 Marzo 2008 - 09:31
 
http://ineziessenziali.blogspot.com/2008/03/in-questo-giorno-tutto-nuovo.html
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#81    05 Marzo 2008 - 18:16
 
Gruppo di lettura

[..] Ma sì, va. Provo anche così. Caro passante su queste tracce. Si sta conversando su questi libri. In uno si parla anche di sesso. Argomento sempre stuzzicante. - l'idea del gruppo di lettura era ... [..]
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#82    07 Marzo 2008 - 11:52
 
Ritorno un attimo su quanto dice amalteo nel commento #62.
Effettivamente la penso anche io così, il modo di scrivere della Yourcenar è limato, pensato, statuario e definitivo. Non sembra ammettere dubbi né successivi ripensamenti. La figura di Adriano che lei dipinge è in qualche modo, con tutte le sue luci e le sue molte ombre, definitiva, come seguita da un punto che non ammette repliche.
Confesso che è un aspetto della sua scrittura che mi piace molto. Talmente limata e perfezionata da perdere fqualcosa in umanità per cederla alla perfezione dell’immortalità.
Sulla figura, meriti e demeriti dell’imperatore ho una visione molto semplice delle cose. Che sia da ammirare o meno in fondo ha poca importanza, appartiene alla storia e al suo tempo. Quello è un Adriano come lo vede la Yourcenar, come dice nei suoi appunti, un uomo solo, non più sorretto dagli dei dei suoi antenati né dal nuovo Dio che plasmerà i secoli a venire. Un uome, potentissimo, che però può contare solo su se stesso.
Un pacifista, dice, ma pacifista è una parola di oggi, un concetto che nel II secolo non sfiorava nemmeno la mente di chi lo viveva. Il fatto che abbia deciso di non ampliare ulteriormente i confini dell’impero non fa di lui un pacifista come lo intendiamo oggi, perciò non può deluderci finchè ragioniamo con un metro con il quale non è misurabile.
Capire Adriano vuol dire tentare di capire il suo tempo, giudicare oggi, con la nostra storia, è esercizio terribilmente ingiusto.

Tornando a quanto diceva amalteo. Dopo questo Adriano così ‘definitivo e statuario’ chi altri potrà adesso scrivere di lui? E come? C’era, mi chiedo, un modo diverso di raccontare la sua vita? Certamente, ma dopo aver letto questo libro esiste ancora quel modo?
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#83    08 Marzo 2008 - 08:29
 
Bentornato Dodo, buon sabato :))
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#84    08 Marzo 2008 - 10:57
 
Eheilà Astime, è l'8 marzo....! e visto che proseguono i commenti su questo Adriano, ne aggiungo uno legato arbitrariamente al giorno (con una forzatura che non poteva sfiorare la mente di chi allora lo viveva) ..ma che nel gran bla bla odierno si può dire: mentre verso Plotina traspare e dichiara stima, affetto, ammirazione per tutto il corso della sua esitenza...verso la trascurata Sabina alfin riconoscendo la sua negligenza ripara e ne decreta gli onori che le trascurò in vita e la giacenza "in eterno" nello stesso mausoleo. Insomma meglio tardi che mai, a modo "suo" -da imperatore- prima di scendere nei luoghi incolori...sistema i cassetti come decretava mia Nonna. Con un ricordo -spero corale- alle origini dell'8 marzo,il mio saluto cordiale a tutti, con un grazie particolare ad Astimè per la proposta di leggere queste Memorie di Adriano. maf


utente anonimo

#85    23 Giugno 2008 - 19:50
 
http://amalteo.splinder.com/post/17577650/Addio+a+Carlo+Rivolta
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#86    15 Settembre 2008 - 14:49
 
lascio per segnale e conoscenza:
http://www.google.it/reader/view/#stream/feed%2Fhttp%3A%2F%2Fcadavrexquis.typepad.com%2Fcadavrexquis%2Fatom.xml
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#87    15 Settembre 2008 - 16:41
 
Ciao Pam :)))
non funzia il link...
grazie comunque!
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#88    15 Settembre 2008 - 18:51
 
ciao val
sì, scusa era questo:
http://cadavrexquis.typepad.com/cadavrexquis/2008/09/se-dicessi-che-sono-andato-a-londra-apposta-esagererei-ma-la-verit%C3%A0-non-%C3%A8-nemmeno-troppo-lontana-diciamo-che-ho-colto-i.html

buoni giorni
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#89    15 Settembre 2008 - 19:23
 
Non è la prima volta che Stefano/cadavrexquis parla della sua passione per Le memorie di Adriano, ed è sempre un bel leggere :)))
Peccato non avere un raggio positronico che mi materializzi al B.M. :))
Grazie ancora e cari saluti a te e a Lu
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#90    15 Settembre 2008 - 20:01
 
a, ecco.. allora lo avevi già letto
bene
buone cose, val
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#91    18 Gennaio 2009 - 20:09
 
ei ciao..scusate vi dovrei chiedere 1 favorone ...chi mi potrebbe mandare a questo indirizzo :faby.rm93@hotmail.it di cosa parlano le prime 74 pagine del libro:memorie di adriano???vi prego sono disperata e devo saperlo entro domani perchè m'interrogano!!!!vi pregooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo spero tanto che riceverò quel messaggio baci a presto faby
utente anonimo

#92    18 Gennaio 2009 - 22:15
 
Cara Faby, purtroppo o per fortuna, leggo solo ora il tuo messaggio: in due ore sarai sicuramente riuscita a leggere 74 pagine. :)))
In bocca al lupo per la tua interrogazione
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