Mio caro Marco,
tre parole, una virgola e un a capo d’abbrivio che introducono immediatamente in un dialogo, in una relazione profonda: Adriano scrive all’amico lasciando fluire i pensieri come si presentano, ordinandoli certo, ma con la scioltezza del linguaggio interiore, quasi parlasse a se stesso o all’amico immaginario.
Ho creduto, e nei miei momenti migliori lo credo ancora, che in tal modo si potrebbe partecipare all’esistenza di tutti; e questa simpatia essere uno degli aspetti meno revocabili dell’immortalità.
Adriano si guarda e, attraverso gli occhi della Yourcenar, in un gioco di specchi, si mostra, si tra-disce, e con lui l’autrice. Si mostra, appunto, nella sua unicità, senza alibi e facili consolazioni. Lui pensa in greco.
Mi immaginavo nell’atto di prendere semplicemente la decisione di continuare a camminare davanti a me, sulla pista che ormai sostituiva le nostre strade.
Come non riconoscere i tratti di un processo che Jung avrebbe definito di individuazione?
Memorie di Adriano, Marguerite Yourcenar