E' bello sapere che esistono uomini che, come Enzo Marzo, pensano e srotolano i pensieri pianamente.
Editoriale da non perdere.
Guardando dalla finestra oggi manca il giallo. In vero, troppo mischiato con il blu e il nero su fondo bianco sporco.

Ero sola nel mio ufficio, nell'ora di pranzo, tutti sopra, appunto, a pranzare.
Solo il rumore della fontana, porta aperta.
Vedo entrare una giovane donna dall'ingresso. Passi spediti e grandi occhiali da sole.
Solo quando si toglie gli occhiali, mentre si siede davanti a me, capisco che è la tirocinante che avrebbe dovuto cominciare il lunedì successivo.
Ha il volto tumefatto e livido.
"Cosa le è successo?"
"Mio marito, non vuole che studi, non vuole che lavori"
"Si è fatta vedere da un medico?"
"Sì. Volevo dirle che forse è meglio che rimandiamo di qualche giorno: non vorrei spaventare i suoi ospiti, conciata così"
"Non credo ci sia problema per noi se per lei va bene, piuttosto lei l'ha denunciato?"
"Sì. Questa volta sì. Ho chiamato i carabinieri e loro gli hanno detto che se lo fa ancora lo rimandano in Marocco. Io voglio imparare e lavorare per me e per i miei figli"
"Ci vediamo lunedì, allora".
Giustamente, l'amica Maf mi segnala che, mentre ci mangiamo il fegato sul processo breve, qualcuno a corto di argomenti prova ad allungare i tempi di commercializzazione della RU486 con mezzucci infimi.
Sorelle, prendiamone doverosa nota.
Depositato il pulviscolo che lo spostamento delle coordinate fisiche ed emozionali solleva, posso vedere con chiarezza i lucciconi agli occhi che mi son venuti ascoltando la canzone di Guccini a Genova, insieme ai ragazzi genovesi.