Sono partiti, appena dopo natale, i due ragazzotti. Tutti al mare.
Preoccupati che avessi poco da fare o soffrissi la solitudine mi hanno lasciato a balia Ettore, un oranda rosso (non so con quale criterio abbiano deciso che sia un e non una), di un amico del più piccolo.
Sul principio ero resistente all'idea: mi sembrava mezzo morto, sempre a dormire. Non avevo voglia di far spazio anche al dolore di un oranda a pancia all'aria. No.
Ma dai mamma, non parla, non ascolta musica e non mette camicie: devi solo cambiargli l'acqua e dargli da mangiare.
Ora Ettore si è ambientato ed è più vispo e io ho capito che movimenti fa quando ha fame.
Stasera non cucinerò pesce e intonerò la mia mise alla sua livrea.
Oggi è il compleanno di questa splendida sessantaduenne.
In ritardo, ma tanti auguri anche a te 
Nevica, peccato dover lavorare e non potere continuare la lettura di "Eccessi di culture" di Marco Aime da cui ho tratto la citazione seguente di Ralph Linton*.
Quest'ultimo ha sempre utilizzato questa parodia per tenere la prima lezione ai suoi studenti di antropologia culturale.
Cento per cento americano
Il cittadino americano medio si sveglia in un letto costruito secondo un modello che ebbe origine nel vicino Oriente. Egli scosta le lenzuola e le coperte che possono essere di cotone, pianta originaria dell’India; o di lino, pianta originaria del vicino Oriente; o di lana di pecora, animale originariamente domesticato nel vicino Oriente; o di seta, il cui uso fu scoperto in Cina.
Tutti questi materiali sono stati filati e tessuti secondo procedimenti inventati nel vicino Oriente. Si infila i mocassini inventati dagli indiani delle contrade boscose dell’est, e va nel bagno, i cui accessori sono un misto di invenzioni europee e americane, entrambe in data recente. Si leva il pigiama, indumento inventato in India, e si lava con il sapone, inventato dalle antiche popolazioni galliche. Poi si fa la barba, rito masochistico che sembra derivato dai sumeri o dagli antichi egiziani.
Tornato in camera da letto, prende i suoi vestiti da una sedia il cui modello è stato elaborato nell’Europa meridionale e si veste, indossa indumenti la cui forma derivò in origine dai vestiti di pelle dei nomadi delle steppe dell’Asia, si infila le scarpe fatte di pelle tinta secondo un procedimento inventato nell’antico Egitto, tagliate secondo un modello derivato dalle civiltà classiche del mediterraneo, si mette intorno al collo una striscia dai colori brillanti che è un vestigio sopravvissuto degli scialli che tenevano sulle spalle i croati del diciassettesimo secolo.
Andando a fare colazione si ferma a comprare un giornale, pagando con delle monete che sono un’antica invenzione della Lidia. Al ristorante viene a contatto con tutta una nuova serie di terraglia inventato in Cina; il suo coltello è di acciaio, lega fatta per la prima volta nell’India del sud, la forchetta ha origini medievali italiane, il cucchiaio è un derivato dell’originale romano. Prende il caffè, pianta abissina, con panna e zucchero. Sia l’idea di allevare mucche che quella di mungerle ha avuto origine nel vicino Oriente, mentre lo zucchero fu estratto in India per la prima volta.
Dopo la frutta e il caffè, mangerà le cialde, dolci fatti secondo una tecnica scandinava, con il frumento, originario dell’Asia minore. Quando il nostro amico ha finito di mangiare, si appoggia alla spalliera della sedia e fuma, secondo un’abitudine degli indiani d’America, consumando la pianta addomesticata in Brasile o fumando la pipa, derivata dagli indiani della Virginia o la sigaretta, derivata dal Messico.
Può anche fumare un sigaro, trasmessoci dalle Antille, attraverso la Spagna. Mentre fuma legge le notizie del giorno, stampate in un carattere inventato dagli antichi semiti, su di un materiale inventato in Cina e secondo un procedimento inventato in Germania.
Mentre legge i resoconti dei problemi che si agitano all’estero, se è un buon cittadino conservatore, con un linguaggio indo-europeo, ringrazierà una divinità ebraica di averlo fatto al cento per cento americano.
*Lo studio dell’uomo, il Mulino, Bologna 1973
Tenere alla luce una lettera -
Ingiallita - ora - dal tempo -
Compitare le sillabe sbiadite
Che ci esaltarono come un Vino!
Forse nell'esame un avvizzito Fiore
Fra le sue cose ritrovare -
Colto chissà quando, un qualche mattino -
Da una mano galante - ormai polvere!
Un ricciolo, forse, da una fronte
Dimenticata dalla nostra costanza -
Forse, un antiquato gingillo -
Di foggia ormai scomparsa!
E poi riporre tutto in silenzio -
E andarsene per i fatti propri -
Come se la piccola Cassetta d'Ebano
Non ci riguardasse!
Emily Dickinson, 169
Quand'anche il giudice che ha disposto l'arresto di D'Alfonso avesse sbagliato, quand'anche con dolo, può non mettermi infinita tristezza il commento del segretario di un partito che si dice democratico, in un momento politico in cui il governo attenta agli equilibri tra i tre poteri, fondamento della nostra Repubblica?
Quand'anche, per non dare la soddisfazione al piduista Cicchitto di proferire: "Se ne accorgono solo ora", mi sarei fatta cucire la bocca.
Ha ragione il mio doppio - che con quella voce può dire quello che vuole, comunque - quando prefigura: " Ci toccherà votare un ex-poliziotto, semi-analfabeta e di destra".
Il mio approccio alla tecnologia è pragmatico: deve farmi risparmiare tempo e fatica, come una lavatrice o una lavastoviglie.
Questo vale anche per il pc e per il cellulare.
Non mi serve una lavatrice che faccia il caffè.
Come non mi serve un cellulare che faccia foto o che mi permetta di leggere la posta elettronica.
A me serve un cellulare che resista alle mie intemperanze, che sia facilmente leggibile da una quasi presbite, che non mi obblighi a un master in ingegneria elettronica e che svolga la sua funzione: telefonare. Possibilmente senza defaiance, così come richiedo a un'auto: deve funzionare, sempre e in sicurezza. Solo a una Morgan potrei concedere la bizzarria dell'impianto elettrico. Ma in quel caso è solo una questione estetica.
Insomma, il mio vecchio, vecchissimo, nokia andava benissimo. Un paio di volte ho dovuto cambiare le batterie. Normale.
Il figlio in prestito ha capito che solo il suo affetto avrebbe potuto espugnare tanta granitica convinzione. Mediando, certo, e regalandomi un nuovo nokia, pauperista come piace a me, con una batteria che tiene e, asso nella manica, con una lucina. Sì, mi è utile: posso togliere la pila dalla borsa. Meno fatica.
Perderò quegli sms che conservavo per tenere la rotta, quasi non li sapessi a memoria.
Va bene, si va.