giovedì, 31 luglio 2008

PD ovvero Pervicace Delusione

Invito alla lettura per i deputati del PD:

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Ma se l'Etica è quella particolare scienza (téchne - tecnh come la chiamavano i greci), d'indagine critica e di verifica empirico-razionale su ciò che mi fa giudicare un'azione buona, nell'immanenza del progetto esistenziale, l'etica è arte della gestione responsabile della libertà di scelta nella autonomia morale.

Sulla differenza tra azione autonoma ed azione eteronoma si gioca la dicotomia tra etica laica e confessionalismo. Per il laico, l'azione non ha la sua giustificazione etica, la sua garanzia in un ordine, un'abitudine e neppure in un capriccio. La garanzia della bontà dell'azione, ciò che la rende eticamente fondata, ciò che ne garantisce, potremmo dire l'epistemologia, è la scelta dell'azione per il fine che ha in se stessa. E' questo che fa buona la scelta. Ad esempio: se scelgo di aiutare una persona in difficoltà, la mia azione non può avere scopo altro, fine altro, al di fuori del fatto che ritengo positivo portare aiuto. Lì ed ora. Del tutto differente, se quell'aiuto è dato in funzione di un premio, o per evitare un castigo. In questo caso il fine è esterno all'azione. E' infatti il premio che ne riceverò, a determinare la mia volontà di agire. E se per avere quel premio dovessi fare l'esatto contrario, lo farei. E' questo il regno dell'eteronomia morale, che proprio nell'uso strumentale dell'azione, ne vanifica la bontà, perché la priva del valore della scelta per il suo valore di senso intrinseco. Ma non solo! Agendo così, uso strumentalmente anche me stesso, assoggettando la mia scelta ad altro/altri. Ad un potere esterno. E' proprio questa eteronomia, a giustificare defezione morale e fuga dalla responsabilità.

Il resto di Maria Mantello qui. 

Se mai ci saranno i Lanzichenecchi alle porte e l'unico baluardo fosse il PD, probabilmente sarei tentata di ri-votarli, ma vi prego amici, avviate la procedura per intendirmi, un amministratore di sostegno almeno!

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martedì, 29 luglio 2008

Soddisfazioni effimere

E' da stamattina che quando penso a questa trovata da ciucci mi vengono in mente, nell'ordine:

  • le facce delle casalinghe che hanno votato PdL e Lega
  • la faccia di B16 raggiunto dalla notizia in vacanza
  • le facce stolide dei leghisti che non hanno mai pagato contributi pensionistici
  • ......

Ho risparmiato un aulin

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lunedì, 28 luglio 2008

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domenica, 27 luglio 2008

Del buon vivere

Poche cose mi repellono quanto la micragnosità, particolarmente nei vizi: se vizio dev'essere, che sia grande.

Per cui, nell'evenienza in cui vi vengano regalati un tot di lavarelli, tracimanti la quantità giornaliera edibile, da queste parti ci si regola così:

  • si prende un Aulin per tacitare quel dolore decerebrante
  • un po' di Jarrett per regolarizzare il respiro
  • si sigilla a tenuta stagna la cucina
  • si dispongono a mano tutti gli strumenti che serviranno al fine di evitare di contaminare tutto con la puzza di pesce
  • si lavano i lavarelli, già eviscerati - perché di questo non si discute - con attenzione ad eliminare una sorta di sangue che corre lungo la spina dorsale e le scaglie. Per quest'ultima operazione si usa una matassa di ferro: il vantaggio è che il giorno dopo non si trova una scaglia schizzata dal coltello nell'armadietto dei bicchieri.
  • Se ne filettano un paio a persona, il resto lo si lascia intero
  • i filetti verranno infarinati, dorati in una noce di burro, irrorati di uno spruzzo di vino bianco e portati a cottura - breve eh! - con una gremolata maltagliata. Il tutto verrà cucinato e servito a commensali pronti.
  • i lavarelli interi e infarinati si friggono in metà burro e metà olio - evo, come dice il sommo Caffarri - e si lasciano raffreddare.
  • si prepara un court bouillon metà vino bianco metà aceto, sedano carote e cipolla e - fondamentale - qualche rametto di segrigiola, timo selvatico che cresce nei nostri muri. Alcuni dicono che sia maggiorana. Non so. Quando le verdure sono cotte si spegne e si lascia raffreddare. Quindi si unisce ai  lavarelli coprendoli. Lasciarli almeno un paio di giorni in ammollo.
  • L'altra strada, partendo dai lavarelli fritti, è quella di rimboccargli una coperta di salsa verde, quest'ultima come tradizione familiare impone. Più o meno aglio, si o no all'uovo, poca o tanta acciuga o pane ammollato. Ovviamente l'aceto la fa da padrone.

Il carpione permetterà di godere a lungo dei lavarelli. Quanto a lungo? Non saprei. Tranquillamente una settimana. Posso riferire di aver mangiato una tinca conservata in carpione da mesi, ma non rifarei l'esperienza. Era ottima, per carità, ma non assumerei più il rischio.

Il tempo della salsa verde è più ristretto, qualche giorno. Quattro o cinque.

Bon, ora devo andare

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venerdì, 25 luglio 2008

Le parole per dirlo

Segnalo questo post di Tashtego.
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The Boss

Ecco perché il cielo è più blu, il lago è mercuriale e le foglie sono croccanti: c'è lui a dare ritmo

Qui un video a caso dal suo youtube.

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mercoledì, 23 luglio 2008

Schiuma

Ma come si fa a pubblicare questo articolo eversivo?

Direttore Ezio Mauro, ne ha pagati anche due per scimiottare il Romano-pensiero. Soldi buttati: ci sta già pensando il puffo pelato.

Quasi, quasi mi faccio una doccia.

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lunedì, 21 luglio 2008

Testamento biologico

Rilancio questo post di Alessandro Capriccioli perché il signor Ravasin deve aver fatto una fatica tremenda a parlare per tutti quegli interminabili minuti e una fatica ancora maggiore a rinunciare al pudore che avvertiamo quando siamo malati, a rinunciare a ritirarsi nella tana o allontanarsi dal branco.

Perciò lo ringrazio per quello che - generosamente - sta facendo, anche per me, e gli auguro ogni bene, nel rispetto  della sua volontà.

 

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domenica, 20 luglio 2008

Per sempre

A me piace il lavoro fisico, sia esso in giardino o attendendo al menage domestico: mi lascia libera di sbrigliare i pensieri, anche quelli senza costrutto, anche quelli che si presentano e scompaiono appena ricevono attenzione, come i sogni di primo mattino.

Mentre passavo l'aspirapolvere mi è venuta in mente una strofa di questa poesia: E qualunque cosa io faccia, si muterà per sempre in ciò che ho fatto.

Ecco, mi son detta, usualmente utilizziamo il "per sempre" nella dimensione temporale del futuro - i più avventati relativamente ai sentimenti - invece l'unico "per sempre" che sperimentiamo è nel passato. Grazie Szymborska.

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sabato, 19 luglio 2008

E' che era tanto tempo che un bell'uomo non mi cadeva tra le braccia, particolarmente ad un buffet.

Ciò nonostante ero pronta: non avevo l'aperitivo in mano e neppure un canapè e, neppure fossi un marcantonio, l'ho sorretto, non so come mi sono trovata nella posizione giusta, baricentro allargato e peso indietro. Tanto che chi ci stava vicino non si è accorto di nulla, pensavano ci stessimo abbracciando. Ho dovuto chiedere aiuto perché si attivassero.

Ora sono scarica, tutta la mia forza utilizzata in una manciata di secondi.

Quando si è ripreso ho detto al mio presidente che non apprezzavo il modo in cui mi aveva rubato un abbraccio, anche se spero non sia l'ultimo e il cancro non l'abbia vinta.

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