Leggevo della mostra, non ricordo dove, di un allievo di Jean Louis David e mi sono ricordata della prima volta che ho guardato i quadri del maestro in un modo diverso, cioè attraverso i quadri di Beppe Devalle.
Parlo di trent'anni addietro, eh.
Ero appena scesa dalla 60 e mi trascinavo una borsa enorme di biancheria, appena ritirata dalla tintoria - pardon, fa rima -, e la trascinavo attraversando il parco della Guastalla, quando dietro di me sento una voce che dice: "Vuole una mano?" Mi giro e vedo un bel signore, elegante, sorridente, e con l'impertinenza dei miei venti e rotti anni rispondo: "Grazie, mi serve giusto un cicisbeo"
Il signore non fa una piega e prende una maniglia della borsa. Inizia una conversazione velocissima, intensa, a punta di fioretto.
All'angolo tra via Commenda e via Lamarmora il mio manico tira da una parte e il suo dall'altra: è venuto il momento di salutarci. "Beppe, abito al 32 di via Lamarmora" "Valeria, abito al 33 di via Commenda, grazie".
Dopo una mezz'ora sento il citofono: "Sono il cicisbeo, vuole prendere un caffé al bar dell'angolo?"
Fu così che cominciammo a frequentarci, non assiduamente, entrambi molto impegnati, fuori nei week-end - fuori in generale, forse - ma i nostri incontri erano sempre molto interessanti. Mi parlava del suo lavoro, di come nascevano i suoi quadri ed io ero davvero interessata.
Entrambi avevamo la fortuna di avere le finestre che davano sugli orti dei frati e potevamo vedere le luci accese nelle nostre case, quelle rare sere in cui si era a casa. Spesso è stato il segnale per suonarci il citofono.
Rimasi sorpresa quando gli comunicai la mia intenzione di trasferirmi sul lago: fu sinceramente dispiaciuto.
Mi regalò un suo quadro, dicendomi che sembrava il mio ritratto, fatto prima di conoscermi.
Orbene, ieri, curiosando nel suo sito, ho trovato quel* quadro, che mi ha accompagnato nei vari traslochi e che mi ha sempre ricordato quella comunicazione privilegiata.
Chissà se Devalle vedrà questa finestra accesa.
* dal sito: catalogue/villa reale/il sesto
Non ci aspettavamo che accadesse di nuovo
eppure è di nuovo nero come la pece il cielo,
partorisce mostri di oscurità la notte,
spauracchi del sonno e della veglia
ostruiscono il passaggio, minacciano, chiedono riscatti.
Non temere Lestrigoni e Ciclopi...
non temere, diceva il poeta,°
ma io temo i loro odierni simulacri
e soprattutto quelli che li muovono.
Temo quanti si arruolano per salvarci
da un inferno che aspetta solo noi,
quanti predicano una vita corretta e salutare
con l'alimentazione forzata del pentimento,
quanti ci liberano dall'ansia della morte
con prestiti a vita di anima e corpo,
quanti ci rinvigoriscono con stimolanti antropovori
con elisir di giovinezza geneticamente modificata.
Come una goccia di vetriolo brucia l'occhio
così una fialetta di malvagità
può avvelenare innumerevoli vite,
"inesauribili le forze del male nell'uomo"
predicano da mille parti gli oratori,
solo che i detentori della verità assoluta
scoprono sempre negli altri il male.
"Ma la poesia cosa fa, che cosa fanno i poeti"
gridano quelli che cercano il consenso
su ciò che hanno pensato e deciso,
e vogliono che ancora oggi i poeti
siano giullari, profeti o cortigiani.
Ma i poeti, nonostante la loro boria
o il loro sottomettersi ai potenti,
il narcisismo o l'adorazione di molti,
nonostante il loro stile ellittico o verboso,
a un certo punto scelgono, denunciano, sperano,
chiedono, come nell'istante cruciale
chiese l'altro poeta: più luce. °°
E la poesia non riadatta al presente
la stessa opera rappresentata da anni,
non salmeggia istruzioni sull'uso del bene,
non risuscita i cani morti della metafisica.
Passando in rassegna le cose già accadute
la poesia cerca risposte
a domande non ancora fatte.
Titos Patrikios
Da La resistenza dei fatti (Crocetti, 2007)
Traduzione di Nicola Crocetti
° C. Kavafis: Itaca
°° J.W.Goethe: Mehr Licht!
Rubato qui
Ora, quando esco dal lavoro, c'è il sole, ed è una vera goduria fare quei pochi chilometri che mi separano dal traghetto on the sunny side of the lake. Accendo l'unica sigaretta che mi concedo e la radio, nell'ordine. Fra un mesetto, magari, riesco anche ad aprire il vetro e a fare la stessa espressione dei cani quando hanno la testa fuori dal finestrino. Sono in pace con il mondo, insomma.
Stasera, avevo appena imboccato la prima chicane che, dalla radio, sbuca questa notizia - in verità la Regione Lombardia ha boicottato l'incontro-, alla seconda chicane sono già una Furia, vorrei impiccare Formigoni con le budella di Ruini, vorrei ritirarmi dal consesso umano - beh con-sesso è proprio il termine meno adatto
-, vorrei avere un partito da votare, maledetti, maledetti! Insomma, arrivo a casa un po' incazzata.
Mi dico che non posso farmi fregare anche la serata e, soccorrevole, mi viene incontro "Pica" il CD di Davide van de sfroos. Massì, l'ho incontrato al supermercato, non se la tira troppo, posso ascoltarlo.
Posso rilassarmi un po', anche. Geniale l'onomatopeico:"Vardel là in de l'è l'Alain Delon de Lènn". E l'ho pure conosciuto l'Alain Delon de Lènn. Massì.
P.s. l'amica Maf mi fa notare, giustamente, che appena si libera una pedina, magari un cavallo, al più un alfiere, tocca alla legge 180, dopo la 194. Si fanno giusto trent'anni a maggio. Restasse tempo, magari anche la 833 dello stesso anno. Ma ormai sono persa nei campanacci
vardel là in de l'è...
The Necks. Ovviamente c'era arrivato prima Amalteo. Questo a dire, inoltre, che stare sul pezzo è una caratteristica che ci unisce. 
Anche questo video vale la pena:
"Quant el corp el se frusta l'anima la se giusta"
Diceva la mia nonna, con malcelato disprezzo, a commento di conversioni senili o, addirittura, in foto-finish.
Ed erano conversioni che sapevano gli intimi, molto intimi. Magari comunicazioni scarne, raccolte in momenti di malattia, appena sfumate, custodite con gelosia, quasi con lo stupore nello sguardo, quasi con il pudore dell'ammissione della paura della propria finitezza. Quasi con la vergogna di non saper sopportare lo sguardo della vita. Umane, dignitosamente umane.
E' che lei è morta e, quindi, io non posso conversare con lei, diversamente avrei goduto della sua chiosa alla disgustosa pantomima, ecco si, avrebbe usato questi termini, della conversione di Magdi Allam.
Alle undici di stamattina nevicava, il menù pasquale decisamente fuoriluogo, imbarazzante direi, quasi quanto un abito da sera in metrò, alle otto del mattino.
Poi è bastato distrarsi con due chiacchiere e dall'uovo è sbucato un sorprendente, incantevole, pomeriggio di sole.
'Il voto più inutile che le donne italiane possono esprimere è quello per Berlusconi visto che sappiamo bene cosa pensa davvero delle donne": è quanto ha detto oggi a Treviso Daniela Santanchè, candidato premier della Destra, replicando alle dichiarazioni di Berlusconi sul voto inutile.
Sonò alto un nitrito 

.....La passione amorosa è fin da principio incapace di accettare oggettivamente un altro, di interessarsi a lui - ma in essa ci interessiamo piuttosto quanto più profondamente possibile di noi stessi. La passione è solitudine moltiplicata per mille, ma una solitudine, che, come contornata da mille specchi scintillanti, pare ampliare se stessa e diventare un mondo che tutto comprende. Tuttavia l'oggetto amato vi ha solo il ruolo di un pretesto stimolante: forse come un suono o un profumo, che ci sfiorano nel sonno, ci conducono a sognare.
Perciò ogni sorta di attività intellettuale creativa può essere fortemente influenzata, talvolta incrementata, elettrizzata, dallo stato erotico, e questo persino in campi che sono, praticamente o astrattamente, molto distanti da ogni interesse personale.....
Allora si illuminano improvvisamente certe combinazioni, prendono forma e colore certe immagini che prima erano morte, poiché ogni atto creativo ha il proprio presupposto non nello stato mentale più lucido e astratto bensì nella capacità di ricongiungersi sempre di nuovo, dalle limpide altezze intellettuali, in un potente connubio con tutta la vita che parla segretamente in noi, che preme e spinge fin nelle più oscure e recondite radici del nostro essere. Proprio per questo l'atto creativo è tale, solo per questo produce qualcosa che, quale viva totalità in se stessa, riesce a vivere autonomamente dal suo creatore.......
Lou Andreas-Salomé, La materia erotica - Scritti di psicanalisi
SMS delle idi di marzo
"Che pericolo c'è?" disse il divino
Cesare "Lì nessuno fuma"
E andò dritto in senato quel mattino.
Pietro G. Beltrami