Soave sia il vento
Tranquilla sia l'onda
Ed ogni elemento
benigno risponda
ai nostri desir
La casa dove sono nate mia mamma, mia nonna, le prozie, la bisnonna e indietro, risalendo questa genia tutta al femminile, ha le fondamenta nell'acqua. E' una di quelle case del lago come le costruivano secoli fa: al posto della cantina la darsena e al posto del box il moletto. Balconi da cui, cadendo, si cade direttamente nel lago. Non ci si arriva in macchina, si deve scendere un sentiero lastricato di bocce, infido quando piove, uguale da sempre.
Alla prima casetta di sassi si apre un portale temporale: una gatta tigrata dagli occhi azzurri fa gli onori di casa, le felci sono ancora verdi e, in quel preciso anfratto della roccia, il ciclamino - quello vero, quello piccolo e profumato che fiorisce in estate - sta lì a dire che ha resistito alle predazioni dei milanesi.
Ancora due passi e sono non sul lago ma nel lago, limpido, calmo, come solo d'inverno.
Ci vuole un'ora perché riconosca quella strana sensazione che provo in quel luogo così familiare, così profondamente mio: il silenzio. Assoluto, perfetto.
Anche il piattino è sempre nel solito angolo del lavandino e la vecchia prozia svuota gli avanzi del piatto con il solito gesto.
Andiamo a dare da mangiare ai pesci?
Si avvicina uno svasso solitario:
Come si chiama in dialetto?
Quarz.
Anche i nostri sorrisi sono gli stessi di quando io ero piccola e lei una giovanotta.

Il profumo, il bel canto, dell'inverno.
Stavo placidamente assorta nelle mie letture e mi è venuta voglia di una sigaretta. Fuori fa freddo, l'alternativa è fumare in cucina dove ci sono un potente aspiratore e uno dei due pc di casa.
Mentre fumo la sigaretta cazzeggio vagabondando sul sito di repubblica. Clicco su un argomento neutro, così, tanto per sapere come non mi vestirò a capodanno.
Sfogliare le foto, prego. Ma i vestiti dove sono? Ho sbagliato link?
D-web, con grande simpatia: Ma andate a ranare, vah!
Un'ultima curiosità: D sta per?
- Posso passare a salutarti?
- Ma certo.
......
- Che ci fai da queste parti, alle colonne dell'impero?
- Son venuto apposta, a dirti che avevi ragione.
L'amico è un top manager, brillante, vicino ai cinquant'anni. Un anno e mezzo fa aveva perso il lavoro e in quel frangente sconvolgente, drammatico, spaesante, si era trovato solo. All'accadimento già di per sé luttuoso aveva dovuto aggiungere la presa d'atto che alcune persone tra le più vicine, moglie compresa, l'avevano abbandonato, l'avevano tradito, l'avevano deluso. E quest'ultimo era l'aspetto più doloroso della vicenda.
Allora gli dissi che la potenza dei drammi è proprio questa: induce gli attori a svelarsi, a tra-dirsi, a mostrarsi per quello che sono.
E' un momento di autenticità, seppur pagato con un dolore disperante, suppur pagato con la perdita dell'illusione di quello che credevi fosse l'altro, alcuni altri.
E che sarebbe arrivato un momento che mai e poi mai avrebbe rimpianto quella condizione di felice illusione, anzi, che avrebbe benedetto quell'evento luttuoso che come portato secondario gli aveva mostrato con chiarezza la caratura delle persone vicine, separando il valore dalla fuffa. E che, purtroppo, lo sapevo perché ci ero appena passata, cambiate le mutande.
Nel frattempo ha trovato un nuovo lavoro, più soddisfacente e prestigioso del primo, si è separato dalla moglie e, quant'anche ancora dolorante e triste, guarda avanti sereno.
- E' che volevo fartelo sapere. Lo so che non te ne frega niente del Natale, che detesti le smancerie, ma sono qui per ringraziarti e abbracciarti.
- Se è per questo detesto anche chi mi fa commuovere proditoriamente.
Ecco, mi sembra il giorno giusto per spendere una parola per il vituperato Lombroso:

io son Sordello...
Così mi ha salutato nel pomeriggio "dolore cosmico". Alla mia espressione interrogativa mi ha raccontato che, prima che io arrivassi, lei aveva provato a dire che l'accostamento di quelle due decorazioni natalizie erano incongruenti, senza grandi ascolti.
Il mio perentorio: quale orrore! è stato risolutivo. E lei gongolava. Almeno quanto il pomeriggio che ho definito "suggestione" la porzione di panettone decisa dall'infermiera-kapò. Quest'ultima, povera, è cresciuta professionalmente con le suore e le è rimasto il piglio arcigno, duro, diseducato ai sentimenti. Tanto che ama tutte quelle troiate - definizione utilizzata e accentata da "dolore cosmico" - fatte di volants, lustrini, cuoricini, balze, nastri, angioletti.....
Devo introdurre il test del gusto per comporre il profilo della prossima infermiera che selezionerò. 