Come più volte sperimentato nella vita quotidiana, arriva sempre il momento in cui si para la nobilitate delle persone, e qui, casomai avessi dei dubbi, si è mostrata tutta la squallida caratura dei personaggi.
Strana la vita, ora i due sono accomunati, per la storia di questo Paese, in una pagina ripugnante. Almeno il contrappasso.
Dal privilegiato balcone dell'antipatia posso, serenamente, stare dalla sua parte:
Come si permette la giornalista di fare domande personali e non pertinenti?
Fossi stata al posto di Sarko' "imbecille" l'avrei pensato, ma non detto, e l'avrei comunque congedata, magari con un gelido: l'intervista è finita qui.
...ti vidi come qualcuno che appartenesse già al mio passato. Intendo dire come qualcuno che non era più del mio presente, come qualcuno che prima ci è interessato enormemente e che poi ha smesso di interessarci o che è già morto, come qualcuno che fu o che un giorno lontano condannammo a essere stato, forse perché quel qualcuno aveva condannato molto prima noi a smettere di essere...
Javer Marías, Tutte le anime
Rubato qui. Grazie Clelia!
Un'ora più lunga, questa notte, solo questa. Chissà cosa mi eccita: l'unicità o il ricordo adolescenziale di poter star fuori un'ora in più?
Quando mi riesce di comporre i tasselli della giornata in maniera tale da essere in macchina tra le 11 e le 11 e 30 mi godo la voce dell'amica Cecilia che sbuca dalla radio.
Stamani sono arrivata all'appuntamento con cinque, dieci, minuti di ritardo e la voce trasmessa dalla radio è una bella voce maschile, di quelle che piacciono a me, dressate dal fumo, calde, affabulanti. Drizzo le antenne per capire chi è e di cosa stanno parlando. Più parla e più mi piace, le sue frasi si srotolano in un italiano piano e impeccabile, aggettivi appropriati e aggettivanti, mica appiccicati lì come esche, verbi precisi e ben declinati: starei secoli ad ascoltarlo. E non dice cazzate, pure.
Strada facendo capisco che è Marco Paolini e che stanno parlando di questo: link.
Già godeva della mia stima dal lavoro sulla tragedia del Vajont, ora lo amo. Non mi importa se esteticamente non è un Adone, lo trovo bellissimo, affascinante, stimabile, insomma:
Marco Paolini cosa fai il prossimo fine settimana? 
E sì, non si può parlare e opinare di certi argomenti, senza beccarsi dell'anticlericale - non nel significato positivo della parola ma in quello dispregiativo e invalidante di ottuso mangiapreti - se non lobbista, comunista mangiabambini, magari filo terrorista.
I link agli articoli di Curzio Maltese: link1 link2 link3 prima parte link3 seconda parte
La risposta di Bertone: link
Il direttore di Repubblica: link
Lasciamoci così senza rancor...
Vado a letto tranquilla ora che so le coordinate di quel pensiero stupido e piacevole, ex-post, che perlopiù governa i miei umori.
Quasi come il punto G. 
Compagno Bevtinotti, qualora ti fosse sfuggito, sei Presidente della Camera dei Deputati di questa Repubblica fondata sul lavoro.
Ecco, fai il tuo lavoro che, come tutti i lavori, prevede degli obblighi di ruolo. Tra questi il non potersi permettere delle battute del cazzo come "Il malato ha preso il brodino".
Quelle battute possiamo farle noi, mugugnando nei bar, tu neppure alla bouvette.
Ho già parlato della mia collega polacca, della mia Beatrice alla Szymborska, della sua pelle trasparente.
Da lunedì scorso la luce che le filtrava dagli occhi e dalla pelle è spenta. Ripete a scatti: povera la mia bambina. Lunedì scorso hanno aperto e richiuso il papà della sua bambina. Non gliel'hanno detto ma io lo so: due o tre mesi e la bimba non avrà più il papà.
In un caso diverso oggi avrebbe osato vodka e fiori per festeggiare il risultato elettorale.
Festeggio io per lei, gioisco io, scelgo io la poesia della Szymborska:
Ogni caso
Poteva accadere.
Doveva accadere.
E' accaduto prima. Dopo.
Più vicino. Più lontano.
E' accaduto non a te.
Ti sei salvato perché eri il primo.
Ti sei salvato perché eri l'ultimo.
Perché da solo. Perché la gente.
Perché a sinistra. Perché a destra.
Perché la pioggia. Perché l'ombra.
Perché splendeva il sole.
Per fortuna lì c'era un bosco.
Per fortuna non c'erano alberi.
Per fortuna una rotaia, un gancio, una trave, un freno,
un telaio, una curva, un millimetro, un secondo.
Per fortuna sull'acqua galleggiava un rasoio.
In seguito a, poiché, eppure, malgrado.
Che sarebbe accaduto se una mano, una gamba,
a un passo, a un pelo
da una coincidenza.
Dunque ci sei? Dritto dall'attimo ancora socchiuso?
La rete aveva solo un buco, e tu proprio da lì?
Non c'è fine al mio stupore, al mio tacerlo.
Ascolta
come mi batte forte il tuo cuore.