
Mi commuove tutto quello che fuoriesce dalla legge del più forte, dalle prevedibili geometrie naturali.
Ecco l'Eden lo immaginerei così.
In caso di pericolo, l'oloturia si divide in due:
dà un sé in pasto al mondo,
e con l'altro fugge.
Si scinde in un colpo in rovina e salvezza,
in ammenda e premio, in ciò che è stato e ciò che sarà.
Nel mezzo del suo corpo si apre un abisso
con due sponde subito estranee.
Su una la morte, sull'altra la vita.
Qui la disperazione, là la fiducia.
Se esiste una bilancia, ha piatti immobili.
Se c'è giustizia, eccola.
Morire quanto necessario, senza eccedere.
Rinascere quanto occorre da ciò che si è salvato.
Già, anche noi sappiamo dividerci in due.
Ma solo in corpo e sussurro interrotto.
In corpo e poesia.
Da un lato la gola, il riso dall'altro,
un riso leggero, di già soffocato.
Qui il cuore pesante, là non omnis moriar,
tre piccole parole, soltanto, tre piume di un volo.
L'abisso non ci divide.
L'abisso ci circonda.
Wislawa Szymborska
ł elle barrata, Wisława, non Wislawa.
Quindi si pronuncia Visuava, anche se Elzbieta si ricorda Viesuava, dalla scuola.
Sz si pronuncia sc
y come la parola acqua in francese
il resto uguale.
E' nata in un paese che in italiano sarebbe "pollaio".
Sulle tracce di Lucinda Williams come suggerito da Ruckert in questo post
Sono giorni d'inquietudine, di notti frastagliate, di sassifraghe precipitose e di vipere già sveglie, di governi troppo caduchi e di successi personali che non gratificano.
Giorni adatti a preparare un paio di burri lavorati o a cancellare un po' di sms o a scovare un nuovo amato poeta.
Cosa vi fa venire in mente?