E' una notte fredda e limpida. Il vento ha portato il profumo della neve caduta sulle alte cime.
Peccato essersi alzati presto e doversi alzare presto.
Questo il testo integrale del discorso pronunciato questo pomeriggio da papa Benedetto XVI al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. "Prendere la parola in questo luogo di orrore, di accumulo di crimini contro Dio e contro l'uomo che non ha confronti nella storia, e' quasi impossibile - ed e' particolarmente difficile e opprimente per un cristiano, per un Papa che proviene dalla Germania. In un luogo come questo vengono meno le parole, in fondo puo' restare soltanto uno sbigottito silenzio - un silenzio che e' un interiore grido verso Dio: Perche', Signore, hai taciuto? Perche' hai potuto tollerare tutto questo? E' in questo atteggiamento di silenzio che ci inchiniamo profondamente nel nostro intimo davanti alla innumerevole schiera di coloro che qui hanno sofferto e sono stati messi a morte; questo silenzio, tuttavia, diventa poi domanda ad alta voce di perdono e di riconciliazione, un grido al Dio vivente di non permettere mai piu' una simile cosa.
Qualora esistesse e verificato che tanto non parla e non può puntualizzare.
Sta tornando il sole dopo la grandinata. L'aria è troppo fresca e Mario se n'è andato. Non toccherà più il culo delle operatrici.
Siamo arrivati a pochi giorni di distanza nella RSA. Lui era molto in ansia per il suo portafoglio: conteneva una serie di biglietti, qualche centinaia di euro, un paio di fotografie e non voleva assolutamente che quei soldi li trovassero e li prendessero i figli. Voleva che io gli tenessi il tutto e che alla sua morte lo dessi alla sua Rina.
Rina era stata prima la sua vicina di casa, poi la sua badante, infine il suo amore. Lei veniva spesso a trovarlo, nonostante fosse malandata e, quando se ne andava, il viso rubicondo e furbetto di Mario si bagnava di lacrime. Ha sempre chiesto di telefonare a lei, mai ai figli. Il maschio l'ho conosciuto oggi, dopo due anni e, nello stringergli la mano, mi si è allungato il braccio di mezzo metro mentre biascicavo un algido "condoglianze".
La figlia la vedevo una volta al mese, puntualissima a pagare la retta, sia mai che cambiassimo idea.
Rina non era ben vista dai figli, quell'amore senile li inquietava e la MIA opinione è che avessero paura che la "roba" andasse a lei. Ma è solo la mia opinione.
Stamattina ho chiamato subito Rina per comunicarle la morte di Mario, lei lo sapeva già e la sua prima preoccupazione è stata che lei aveva il vestito grigio che Mario voleva per il suo funerale. Cosa gli metteranno? (Mario è morto in ospedale, fuori dalla mia "giurisdizione")
Poi le ho detto che avevo da darle il portafoglio di Mario e che avevamo da fissare un momento per ciò e che, qualora avesse difficoltà logistiche, sarei andata a prenderla.
Solo ora, mentre scrivo, scendono rinfrescanti lacrime.

Piccole nuvole grigie sfilacciate in cielo azzurro. Ancora i padroni dell'aria si fanno sentire.
Le porte di casa sono in fila in giardino, domani verranno a verniciarle dall'altro lato.
Si guardano, ortensie e porte, dello stesso bianco.
E questo mi basta.

Ma perché dal traghetto mi vengono storte?
Devo a umas.splinder le prime dritte su come muovermi con il blog, pazientemente mi rispose.
Ora gli devo anche la risata della giornata:
http://umas.splinder.com/post/8161908
Grazie Umberto, ci voleva.
"Ecco tutti i poeti
che hanno scritto la mia Tigre"
di ROBERTO BENIGNI
IL TALMUD inizia a pagina 2 proprio per indicare al lettore che anche quando avrà finito di leggerlo non avrà ancora cominciato.
E Machiavelli dice: ci sono persone che sanno tutto, ma questo è tutto quello che sanno.
E allora perché leggere? Ma magari nel mondo, come nelle fiabe, c´è ancora qualcuno che fa una cosa che ci hanno insegnato quando eravamo piccoli piccoli e che tutti ci siamo dimenticati.
Che Dio ti benedica, caro lettore! Ma chi sei? Dove sei? Fatti vedere! Tu magari stai leggendo così, tranquillamente, senza renderti conto della tua unicità.
Ormai gli scrittori sono molto più numerosi dei lettori e tra poco sarà lo scrittore a chiedere l´autografo al lettore, diceva Shane tanto tempo fa.
Ma ora di lettori ne è rimasto solo uno: Tu. Che Dio ti conservi.
Borges diceva: io non sono orgoglioso dei libri che ho scritto, sono orgoglioso dei libri che ho letto. Altri tempi. Nessuno legge più. Nemmeno i critici, i quali sostengono che se leggessero un libro per poi recensirlo ciò altererebbe il loro giudizio, sarebbero condizionati da ciò che leggono, insomma non potrebbero scrivere quello che vogliono perché anche loro giustamente vogliono soprattutto scrivere e non leggere.
Quando la notte è quasi terminata
Emily Dickinson
Quando la notte è quasi terminata
e l'alba è tanto vicina
che possiamo toccare gli spazi -
è ora di lisciarsi i capelli
e preparare le fossette nelle guance -
e stupirsi di esser stati in pena
per quella vecchia, svanita mezzanotte -
che ci atterrì soltanto per un'ora.