Caro Paolo,
tu sai che per lavoro, oltre che dei grandi vecchi, mi occupo della casa di accoglienza per immigrati, sia italiani che stranieri. Tralascio di farti l’elenco delle sfighe che vedo la volta alla settimana che ci vado. Se fosse per me obbligherei gli aventi diritto al voto a un mesetto nella casa. Negli ultimi due anni ho visto cambiare l’utenza italiana: non più e solo lavoratori immigrati dal sud, temporaneamente o definitivamente, ma anche pensionati che non ce la fanno a pagare un affitto, ex-carcerati appena rimessi in libertà, tossici e/o alcolisti e/o psichiatrici a cui i servizi sociali non riescono a dare risposte, insomma un campione di dropout dalla coperta sempre più piccola del welfare.
Gli immigrati stranieri extracomunitari sono circa il 30% e tutti con regolare permesso di soggiorno. Andiamo dall’australiano al marocchino, al moldavo, al senegalese, allo svizzero ecc…
Di solito hanno un lavoro o lo stanno cercando. Raramente ho avuto problemi con loro.
Il mio ruolo prevede che assuma la responsabilità di mandare via chi è incompatibile con la vita di comunità, di quella comunità, con quelle regole. Che sono quelle di un normale albergo. Probabilmente ho rischiato l’incolumità più con quello uscito da Castiglione delle Stiviere che con il marocchino dell’altro giorno.
Che è successo?
Come in ogni albergo si deve lasciare libera la camera per le pulizie entro una certa ora.
Il signore marocchino, alla signora delle pulizie che ha bussato alla sua camera, dopo l’ora stabilita, ha risposto con insulti personali del tipo: ma non vedi come fai schifo, sei brutta, come fa tuo marito a guardarti…, il tutto perché lui stava pregando. La signora in questione è bosniaca, profuga in Italia da allora, di genitori uno mussulmano e uno cristiano, ha perso buona parte della sua famiglia.
Beh, io l’ho mandato via. Mica perché mussulmano. Mica perché mi guarda come se fossi una capra, mica perché non paga a me perché sono, come donna, un essere inferiore. Problema suo, non mio. Ho mandato via anche il cattolicissimo pluriomicida da Castiglione. Semplicemente perché ci sono delle regole di convivenza da rispettare, che sono assolutamente aconfessionali. Punto. E a cuor leggero, perché mi so libera.
Quindi l’idea che mi sono fatta è questa: il nostro futuro, e penso all’intero pianeta, è di ricercare uno spazio di regole condivise, aconfessionali e civili.
Non possiamo restare prigionieri del dualismo perdita di identità/guerra santa.
Tra l’altro, per esperienza, quando si ha così tanto bisogno di affermare le proprie radici, la propria identità, è quando l’identità sta vacillando, dal dentro.
La religione, qualsiasi essa sia, come le ideologie, divide non unisce. (Vedi post di domenica scorsa)
E più ci penso e più riconosco nelle religioni più seguite l’espressione di un potere di genere. Puoi immaginare quanto me ne senta lontana.
E me ne sento lontana anche ora, in questo momento della mia storia personale che mi vede, ogni giorno, faticosamente, cercare senso e bellezza, nonostante lo squarcio nel petto.
A maggior ragione penso che la partita sia tra uomini, non fra dei.