martedì, 31 gennaio 2006

All'Ambra Jovinelli

Teatro Stabile dell'Umbria e Fabbrica
presentano

- La pecora nera -
Elogio funebre del manicomio elettrico


uno spettacolo sull’istituzione manicomiale
di e con Ascanio Celestini

Raccolgo memorie di chi ha conosciuto il manicomio un po’ come facevano i geografi del passato. Questi antichi scienziati chiedevano ai marinai di raccontargli com’era fatta un’isola, chiedevano a un commerciante di spezie o di tappeti com’era una strada verso l’Oriente o attraverso l’Africa. Dai racconti che ascoltavano cercavano di disegnare delle carte geografiche. Ne venivano fuori carte che spesso erano inesatte, ma erano anche piene dello sguardo di chi i luoghi li aveva conosciuti attraversandoli.
Così io ascolto le storie di chi ha viaggiato attraverso il manicomio non per costruire una storia oggettiva, ma per restituire la freschezza del racconto e l’imprecisione dello sguardo soggettivo, la meraviglia dell’immaginazione e la concretezza delle paure che accompagnano un viaggio.

Ascanio Celestini

 

Francisco Goya, Locos

postato da: astime alle ore 21:50 | link | commenti
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Boccate d'aria

Nelle sue memorie Bertrand Russel scrisse ciò che secondo lui rendeva la vita degna di essere vissuta, ovvero:
- la ricerca di conoscenza
- il desiderio di amore
- l'empatia nei confronti di coloro che soffrono.

Due sono le parole chiave che caratterizzeranno il modo di osservare e di comprendere il mistero di chi ha superato un trauma e, una volta adulto, riguarda le cicatrici del passato.
Le due strane parole che preparano il nostro sguardo sono «resilienza» e «ossimoro».
Il termine «resilienza» è stato coniato in fìsica per descrivere l'attitudine di un corpo a resistere a un urto. Ma tale definizione attribuiva eccessiva importanza alla sostanza. Il termine è stato mutuato dalle scienze sociali per indicare «la capacità di riuscire, di vivere e svilupparsi positivamente, in maniera socialmente accettabile, nonostante lo stress o un evento traumatico che generalmente comportano il grave rischio di un esito negativo» (Vanistendael S., Cles pour devenir: la resilience, 1998).
Come diventare umani nonostante gli scherzi del destino? Questi interrogativi pieni di ammirazione sono emersi quando
si è deciso di esplorare il continente dimenticato dell'infanzia.
Il dolce Remi, in Senza famiglia, poneva il problema con parole molto chiare: «Sono un trovatello. Ho creduto di avere una mamma, come tutti gli altri bambini...» Due volumi dopo, una volta conosciuta l'infanzia di strada, lo sfruttamento del lavoro minorile, le percosse, il furto e la malattia, Remi si guadagna il diritto di condurre una vita socialmente accettabile a Londra e conclude con una canzone napoletana che canta le «dolci parole» e il «diritto di amare». Il principio è esattamente lo stesso adottato da Charles Dickens che aveva attinto il tema della sofferenza e della vittoria dalla sua infanzia infelice e sfruttata. «Non vedevo alcuna ragione per cui [...] la feccia del popolo non servisse [...] a fini morali, così come il suo fiore più fine [...] Essa comprende le più belle e le più brutte sfumature della nostra natura [...] i suoi aspetti più vili e parte dei più belli.».
Dopo aver letto Giovinezza di Lev Tolstoi, toma sempre alla mente il verso di Aragon: «È così che vivono gli uomini?» Anche Infanzia di Maksim Gorki7 descrive lo stesso percorso archetipico. Atto I, la desolazione: La mia infanzia (1913-1914); atto II, la riparazione: Fra la gente (1915-1916); atto III, il trionfo: Le mie università (1923). Tutti i romanzi popolari citati sono imperniati su un'unica idea: le nostre sofferenze non sono vane, una vittoria è sempre possibile.
Un tema che viene assurto a bisogno fondamentale, a unica speranza dei disperati: «Se sai veder distrutta l'opera della tua vita / E senza dire una sola parola rimetterti a costruire [...j / Se sai essere duro senza mai infuriarti [...] / Se sai essere coraggioso e mai imprudente [...J / Se sai ottenere la vittoria dopo la sconfitta [...] / Sarai un uomo figlio mio» (Rudyard Kipling).
Pel di carota, il bambino maltrattato, riacquista la speranza alla fine del libro; Hervé Bazin ritrova la pace quando suo padre finalmente mette a tacere Folcoche; Tarzan, bimbo indifeso in una giungla ostile, finisce per diventare l'amatissimo capo degli animali più feroci; Zorro e Superman, eroi dalla doppia vita, da un lato comuni individui e dall'altro paladini della giustizia; Francois Truffaut e Jean-Luc Lahaye raccontano il vero romanzo della loro infanzia tormentata. Ne "La città della gioia", Dominique Lapierre descrive l'incredibile serenità dei derelitti come confermato da tutte le persone che si sono occupate dei bambini di strada.

 


“Ogni persona brilla con luce propria fra tutte le altre. Non ci sono due fuochi uguali, ci sono fuochi grandi, fuochi piccoli e fuochi di ogni colore. Ci sono persone di un fuoco sereno, che non sente neanche il vento, e persone di un fuoco pazzesco, che riempie l´ aria di scintille. Alcuni fuochi, fuochi sciocchi, né illuminano né bruciano, ma altri si infiammano con tanta forza che non si puó guardarli senza esserne colpiti, e chi si avvicina si accende”.

Eduardo Galeano

Cosa significa Resilienza? Questa parola non é molto conosciuta perció conviene andare a consultare il vocabolario.
- Diccionario Enciclopédico Salvat (Salvat Editores, Madrid, 1973): Fisica, resistenza che pongono i corpi, specialmente i metalli, alla rotura per urti o colpi.
- Lo Zingarelli (Zanichelli, Milano, 1995): Capacitá di un materiale di resistere a urti improvvisi senza spezzarsi.
- 1 TS tecn., capacità di un materiale di resistere a deformazioni o rotture dinamiche, rappresentata dal rapporto tra il lavoro occorrente per rompere un’asta di tale materiale e la sezione dell’asta stessa: indice, valore di r.
- 2 TS tess., capacità di un filato o di un tessuto di riprendere la forma originale dopo una deformazione
Da Dizionario De Mauro

Se consideriamo questo concetto in rapporto alle Scienze Sociali, possiamo dire che “la resilienza corrisponderebbe alla capacitá umana di affrontare le avversitá della vita, superarle e uscirne rinforzato o, addirittura, trasformato” (Grotberg, 1996).

Da questo punto di vista la parola viene associata sempre con tensione, stress, ansietá, situazioni traumatiche che ci colpiscono durante la nostra vita. Gli esperti segnalano che si tratta di qualcosa che corrisponde alla natura umana, ma che non sempre si mette in atto e, anche se a volte si attiva, non sempre riesce a generare situazioni positive. Questa misteriosa possibilitá ha una base innegabile, e cioé, l´ evidenza che gli elementi costitutivi della resilienza sono presenti in ogni essere umano e la loro evoluzione accompagnerá le diverse fasi dello sviluppo o del ciclo vitale dell´ uomo: sará un comportamento intuitivo durante la infanzia, poi si rinforzerá fino ad essere volitivo nella adolescenza, e dopo ancora sará completamente incorporato alla condotta propria dell´ etá adulta.
La resilienza é piú della semplice capacitá di resistere alla distruzione proteggendo il proprio io da circonstanze difficili, é pure la possibilitá di reagire positivamente a scapito delle difficoltá e la voglia di costruire utilizzando la forza interiore propria degli essere umani. Non é solo sopravvivere a tutti i costi, ma é avere la capacitá di usare l´ esperienza nata da situazioni difficili per costruire il futuro.
Le caratteristiche della resilienza sono sette:
• “insight” o introspezione: la capacitá di esaminare sé stesso, farsi le domande difficili e rispondersi con sinceritá
• Indipendenza: la capacitá di mantenersi a una certa distanza, fisica e emozionale, dei problemi, ma senza isolarsi
• Interazione: la capacitá per stabilire rapporti intimi e soddisfacenti con altre persone.
• Iniziativa: la capacitá di affrontare i problemi, capirli e riuscire a controllarli.
• Creativitá: la capacitá per creare ordine, bellezza e obbiettivi partendo dal caos e dal disordine.
• Allegria: disposizione dello spirito all´ allegria, ci permette di allontanarci dal punto focale della tensione, relativizzare e positivizzare gli avvenimenti che ci colpiscono.
• Morale: si riferisce a tutti i valori accettari da una societá in un´ epoca determinata e che ogni persona interiorizza nel corso della sua vita.

Anche nell´ area della psicologia é stato adottato il concetto di resilienza, in un primo momento nel contesto individuale, e dopo, la sua inclusione nella strategia del lavoro socio-comunitario ha ampliato grandemente la sua importanza, permettendo la sua applicazione in diversi campi dello sviluppo umano.

In ultimo, anche la Teoria Sistemica ha considerato che la resilienza sarebbe di grande aiuto durante il processo di assistenza alla famiglia, dato che la si considererebbe come “la capacitá che ha un sistema per resistere i cambiamenti provocati dall´esterno, per sovrapporsi e superare queste crisi, approfittando il cambiamento qualitativo e mantenendo la coesione strutturale attraverso il processo di sviluppo” (Hernandez Córdoba, 1997). La flessibilitá nell´ adattamento e nell’ azione é un altro principio base partecipe dell´ evoluzione, tanto a livello di ogni singolo come del sistema totale, tenendo conto che, come é stato detto prima, la vita si esprime e si sviluppa per mezzo dei cambiamenti e del progressivo aumento della sua complessitá.

Principalmente durante una crisi la famiglia trasforma la sua struttura, coesiste per resistere la tempesta: non sa quanto puó durare quella energia. Deve trovare fattori interni ed esterni che possano aiutarla per diventare meno vulnerabile e impedire che la crisi aumenti di proporzione, in principio, e dopo superarla in modo che possa affrontare una ristrutturazione del sistema, che possa uscirne rinforzata e possa trasformarla in un elemento utile al cambiamento e alla crescita positiva.

La resilienza é un fattore che puó essere accresciuto durante l´ infanzia, nelle diverse tappe dello sviluppo, a mezzo dello stimolo delle aree affettiva, cognitiva e del comportamento, sempre d´ accordo con l´ etá e il livello di comprensione delle diverse situazioni di vita. Il periodo che va dalla nascita fino alla adolescenza sarebbe quello piú opportuno per svegliare e sviluppare questa qualitá interiore che permette di affrontare le avversitá.

Riassumendo possiamo dire che la resilienza é la capacitá umana per affrontare gli avvenimenti dolorosi e risorgere dalle situazioni traumatiche, principio storicamente dimostrato nei momenti di stragi mondiali e di genocidi provocati dall´ uomo. Ci sono poi possibilitá di sviluppo della resilienza, quelle che sono comprese nelle risorse personali e sociali, in stato di latenza, in ogni individuo. Tra queste possiamo nominare: l´ autostima positiva, i legami affettuosi significativi, la creativitá naturale, il buon umore, una rete sociale e di appartenenza, una ideologia personale che consenta di dare un senso al dolore, in modo da diminuire l´ aspetto negativo di una situazione conflittiva, permettendo il risolgimento di alternative di soluzione davanti alla sofferenza.

Da una perspettiva psicosociale, si puó arrivare a concludere che la resilienza puó venire incontro al lavoro sociale e psicologico a livello di: prevenzione, riabilitazione, collaborazione in educazione, assistenza alle famiglie e ai diversi gruppi sociali, perché non attinge la sua forza soltanto dalle condizioni naturali degli individui, ma abbisogna pure di un aiuto esterno e di un ambiente che faciliti e appoggi uno sviluppo personale positivo e ricco in esperienze conducenti verso un apprendimento vitale.

L´ obbiettivo di questo articolo é quello di incominciare a diffondere il concetto di resilienza per contribuire alla comprensione del fatto che ogni persona possiede questa caratteristica ma da tutti noi dipende che possa essere sviluppata, se ci concediamo mutualmente la possibilitá di farlo.

Quando ho bisogno di una boccata d'aria faccio un giro nel sito di Paolo e Luciana segnalo.it, non esco mai a mani vuote

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lunedì, 30 gennaio 2006

 

Miguel Ybanez

L'anima sceglie i suoi compagni

E poi chiude la porta:

La sua divina maggioranza

Estranei non sopporta.

Impassibile, sente il cocchio che si ferma

Presso il suo umile cancello.

Impassibile, guarda un re prostrarsi

sul suo tappeto.

So che da tutto il mondo

Può scegliere uno solo:

Chiuder le valve, poi, dell'attenzione

Come fossero pietra.

Emily Dickinson, 303

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Le parole sono pietre

La nuova legittima difesa e il Cardinale
da Enrico Peyretti

Se le cose stanno così, se un cardinale, presentando l'enciclica del papa "Dio è amore" valuta un "diritto sacrosanto", il diritto di uccidere un ladro (1), diritto introdotto da un governo sempre più barbaro, distruttore di quanto di civile avevamo; se le cose stanno così, quel cardinale, incaricato di lavorare, per conto della "santa sede", alla giustizia e alla pace, ignora non solo che Dio è amore, ma anche che il senso primo della legge umana e della politica è di allontanare dall'odio i nostri rapporti per condurli verso il rispetto e l'amore, almeno verso la considerazione della vita, anche del ladro, superiore alla proprietà.

Se le cose stanno così, quel cardinale ha perduto non solo il vangelo ma anche il minimo buon senso civile, e dà il suo assurdo appoggio alla più barbara delle leggi berlusconiane, dopo la partecipazione criminale alla guerra di Bush, per qualche basso vantaggio politico. Se poi le cose non stanno così, dica quel cardinale le parole che sono da dire.

(1) Città del Vaticano, 25 gen. (Apcom) - La legge sulla legittima difesa, approvata in via definitiva in Parlamento, "è un principio sacrosanto". Lo ha detto ad Apcom il cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, a margine della conferenza stampa di presentazione della prima Enciclica di Papa Benedetto XVI, "Dio è amore". "E' un principio sacrosanto difendersi dall'aggressore - ha detto Martino - così come lo Stato è chiamato a difendersi, anche i cittadini devono poterlo fare. Bisogna però tenere in considerazione il principio di porporzionalità - ha spiegato il card. Martino - ma si tratta di un principio giusto, perché il dono della vita deve essere difeso e anche il bene della vita del nascituro". Ssa/Sav

www.osservatoriosullalegalita.org

postato da: astime alle ore 09:21 | link | commenti (4)
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domenica, 29 gennaio 2006

P.s. solito

Stanotte ho avuto freddo, mi sono svegliata.

Per riaddormentarmi solito ipnotico: rai 3.

Al solito in dieci minuti torno nel tutto.

Film giapponese, al solito. Accidentaccio era intrigante

Meglio rai news 24, più efficace.

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Curricula

Aggiornare il mio curriculum è un'operazione che mi mette di cattivo umore.

Per esperienza, visto che è una delle mie attività, non si leggono i curricula che superano le due pagine, che sono mal scritti e che non comunicano quello che vuoi sapere.

E per dirla tutta, mi infastidisce dover eliminare, per dovere di sintesi, pezzi della mia storia, pur sapendo che questo curriculum non lo leggerà nessuno ed è soltanto un documento formale.

E per dirla tuttissima, mi scocciano le quattro pagine del formato europeo e le tre, risicate, di word, arial 11.

Quando sono di cattivo umore mi vengono fantasie provocatorie: nel cv europeo è previsto un campo "capacità e competenze relazionali", per gioco, per compensazione, ho provato a pensare l'effetto che avrebbe potuto fare una descrizione di "quelle" capacità relazionali. Prima o poi lo faccio  giusto per rinverdire i tempi in cui ad uno psicologo troppo invasivo, durante un colloquio di lavoro, risposi: ho il 36 di piede, due gatte e se posso scopo tutte le sere, le basta o vuol sapere altro?

 

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sabato, 28 gennaio 2006

Testa nelle nuvole

www.cloudsappreciationsociety.com

da la Repubblica di oggi

 

 

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Domande

Quando la neve si scioglie, dove va il bianco?  chiedeva Shakespeare.

Notevole la citazione shakespeariana del blog di Crosetti.

Quasi quasi lo perdono dell'isterica chiusura/apertura del blog.

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venerdì, 27 gennaio 2006

Warum? Hier ist kein Warum

... è accaduto

quindi potrebbe accadere di nuovo.

Primo Levi

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giovedì, 26 gennaio 2006

Baby, it's cold outside

.....

Che?... Mimì?
Sarebbe così dolce restar qui.
C'è freddo fuori.

Vi starò vicina!...

E al ritorno?

Curioso!

Dammi il braccio, mia piccina.

Obbedisco, signor!

....

O soave fanciulla, Boheme, Puccini

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categorie: musica