mercoledì, 30 novembre 2005

http://www.usciamodalsilenzio.org/

legge 194..'USCIAMO DAL SILENZIO'... 

Tutto è cominciato con una mail... una giornalista, Assunta Sarlo, la indirizza alle donne che conosce per chiedere di pensare a qualcosa che possa farci uscire dal silenzio.

Tema: la legge 194 del 1978
“Le pagine dei giornali' dice - l'agenda politica, ci rimandano in questi giorni l'immagine guerresca per toni e sostanza di un nuovo attacco forte, dopo la fecondazione assistita e il blocco della Ru486, a una cosa cui tutte siamo affezionate: la nostra libertà di scelta, anche laddove - come nel caso dell'aborto- sia, come sappiamo, dolorosa e difficile...”
La rete si riempie di risposte di donne le più diverse; tra queste, Susanna Camusso che aggiunge:
un altro “brutto” giorno è passato, tra minacce di picchetti ai consultori, pillole RU486 che non arrivano a destinazione, commissioni di inchiesta e monitoraggi...
Come si poteva temere l’arretramento della laicità delle istituzioni si trasforma in un attacco alle donne, alla nostra pelle, alla nostra salute, alla nostra autodeterminazione.
Cogliamo negli appelli che corrono in rete un disagio che cresce, la paura che tutto resti nel silenzio, condividiamo, sappiamo che non si può stare in silenzio, è una responsabilità anche nostra.
Noi saremmo per fare una grande assemblea di donne dove decidere insieme altre iniziative. Proponiamo a tutte martedì 29 novembre alle 21,00. Vi chiediamo di far girare il più possibile questa mail.
Se ci date cenni positivi possiamo provare ad organizzarla, magari in una sede sindacale”
E’ nata così l’assemblea di MARTEDI’ 29 NOVEMBRE alle 21.00 in Camera del Lavoro a Milano (Corso di Porta Vittoria 43)

Il nostro indirizzo e-mail: info@usciamodalsilenzio.org

AFFOLLATA ASSEMBLEA DI DONNE MARTEDI' 29 A MILANO

E il silenzio è stato rotto ieri sera, alla Camera del Lavoro di Milano, da più di mille donne (e anche qualche uomo) che per tre ore hanno messo a confronto pensieri, opinioni, competenze e passione. Si è parlato di libertà femminile e di Legge 194 in una sala gremita di donne di tutte le età, animate dalla volontà di rendersi visibili in una fase di forte attacco alle conquiste civili.
Al termine dell'assemblea è stato approvato, con un lungo applauso, una appello del quale vi inviamo il testo:

CI SIAMO RITROVATE, IN TANTE, IL 29 NOVEMBRE A MILANO ALL'ASSEMBLEA "USCIAMO DAL SILENZIO". LIBERTA' DELLE DONNE, AUTODETERMINAZIONE, DIFESA DELLA 194 E TANTO ALTRO SONO LE RAGIONI CHE CI HANNO PORTATE A PROPORRE UNA MANIFESTAZIONE NAZIONALE. VOGLIAMO, CON QUESTO APPELLO, PROVARE A LANCIARE LA MANIFESTAZIONE NAZIONALE PER IL 14 GENNAIO A MILANO.

CI RITROVEREMO DOMENICA 18 DICEMBRE ALLE ORE 21 IN CAMERA DEL LAVORO A MILANO (CORSO DI PORTA VITTORIA 43), PER FARE IL PUNTO SULL'ANDAMENTO DELL'APPELLO.
CONTINUIAMO A COSTRUIRE PROPOSTE, INIZIATIVE, COORDINAMENTO CON IL SITO

 

postato da: astime alle ore 19:26 | link | commenti
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martedì, 29 novembre 2005

Politica e sussidiarietà

Mi è capitato di recente, in incontri fra rappresentanti del terzo settore comasco, di ascoltare definizioni ed idee di sussidiarietà così diverse fra loro, da sembrare inconciliabili, soprattutto se lette in chiave Politica e di visione del modello di Stato che presuppongono.

Io sono convinto che le cooperative sociali, così come le organizzazioni di terzo settore, svolgano una funzione prettamente Politica, nel senso piu’ alto del termine espresso dalla sua radice greca polis, ovvero nella costruzione dello spazio comune (Koinon) dato dalle relazioni fondamentali fra gli uomini che vivono in comunità.

E dato che è da questo concetto fondamentale che discendono e trovano senso altri concetti come Stato, Repubblica, Democrazia, Partecipazione, Costituzione, Leggi, Regole, ecc…, credo sia necessario soffermarci a riflettere su questi temi, soprattutto in questa fase di fine legislatura, ove il confronto con i Politici sarà piu’ consistente.

Una visione che relega le azioni del terzo settore nei sistemi di Welfare, come “aggiuntive” rispetto a quelle che deve erogare lo Stato, credo che poco abbia a che fare con quanto espresso nel paragrafo precedente.   

E’ forse teoria, ma è evidente che il concetto di polis è fortemente connesso a quello di Cittadinanza attiva ed eleva quindi le azioni svolte da coloro che costruiscono la polis a Funzione Pubblica. E l’allontanamento dal concetto di Funzione Pubblica o Responsabilità Pubblica che è innanzitutto di ogni singolo, ha generato distorsioni terribili rispetto ai modelli di Stato, alcune ben evidenti anche in Italia quali la deresponsabilizzazione dei singoli, i meccanismi di delega passiva, i corporativismi, (se ne potrebbero aggiungere mille), sino a giungere agli estremi del socialismo reale.

 

 I cambiamenti introdotti nella nostra organizzazione dello Stato rispetto alla sussidiarietà, rappresentano sicuramente dei correttivi volti a recuperare il senso della polis ed hanno sancito finalmente, almeno in via teorica, il riconoscimento della Funzione Pubblica ricoperta dalle organizzazioni di terzo settore, quando attraverso le varie forme del loro agire, compresa l’autoimprenditorialità, rispondono a bisogni collettivi e singoli.

 

 Il concetto di sussidiarietà, di cui molto si dibatte, credo quindi apra spazi di azione molto piu’ consistenti, articolati e profondi, rispetto ad una visione di Welfare universale in cui lo Stato deve garantire il benessere dei cittadini, lasciando ai privati le azioni aggiuntive, concetto che a mio parere apre pericolosamente la porta alle azioni sostitutive, siano esse intese in chiave di beneficienza pre-welfare, o di mercato puro per chi se lo può permettere, per intenderci all’americana.

 

 Un dato è certo ed è quello che al di là dei governi che verranno, siano di destra o di sinistra, le risorse pubbliche per gestire sistemi di welfare universali non ci sono piu’ e non credo ci saranno nel futuro immediato, a fronte di una situazione caratterizzata dalla crescita dei bisogni ad ogni livello della nostra struttura sociale:

 

-         allargamento della fascia di povertà anche a nuovi soggetti (famiglie monoreddito, disoccupati, ecc..)

 

-         invecchiamento della popolazione

 

-         lavoro precario

 

-         nuovi bisogni di servizi all’infanzia

 

-         carenza e fragilità delle reti naturali

 

-         ecc…

 

 (Con questo non voglio certo dire che le scelte politiche nazionali sono indifferenti rispetto alle sorti della nostra società; è però evidente che gran parte dei fenomeni sopra elencati non dipendono piu’ solo dalle scelte nazionali e sono riscontrabili in tutta l’area Europea, anche se, indubbiamente, diverse sono le azioni intraprese dai singoli Stati.)

 

 Quello che noi vorremmo si realizzasse è una forma di Stato che riconosce nei fatti la funzione Pubblica svolta dal Terzo Settore, che regola ed integra le azioni di tutti gli attori dei sistemi di welfare (compreso se stesso), che programma lo sviluppo dei territori assieme ai territori, che favorisce la nascita delle organizzazioni intermedie e che fa un passo indietro quando rileva che altri svolgono le sue funzioni, concentrandosi su forme di regolazione e controllo serio, favorendo una legislazione innovativa e la possibilità di liberare risorse da integrare con quelle pubbliche.

 

 Se questa visione di Stato poi si coniuga con una visione di Terzo Settore realmente espressione dei territori, che quindi ne leggono ed interpretano i bisogni ed i cambiamenti, che si auto-organizzano e attraverso forme di impresa rispondono ai bisogni in modo adeguato e di qualità, ecco allora delinearsi quello che noi definiamo il Welfare di Comunità e una reale forma di sussidiarietà.

 

 La realtà è che spesso ci troviamo di fronte a ben altre situazioni, a volte opposte, ma entrambe lontane dai discorsi fatti sino ad ora.

Si passa da situazioni in cui si indica il “mercato e la libera concorrenza” come la principale regolazione dei sistemi di Welfare, a situazioni dove la consultazione è scambiata per sussidiarietà, ma si continua però a ragionare per “appalti pubblici”, confermando l’unicità dell’intervento Pubblico, nella gestione del Welfare.

 

Uno degli esiti piu’ contraddittori della Legge 328 è rappresentato dallo sviluppo delle Società Pubbliche (nelle forme piu’ diverse) che gestiranno il Welfare nei distretti: è questa la sussidiarietà? 

 

Se analizzassimo attentamente l’evoluzione delle Società Municipalizzate per la gestione dell’energia, dell’acqua, ecc.., osserveremmo che la loro “aziendalizzazione” fatta per garantire maggior efficienza ed efficacia, mantenendo però il controllo Pubblico, le sta portando progressivamente a trasformarsi in aziende di capitale a controllo privato, prive però di ogni finalità collettiva. Meditiamo….

 

 Noi crediamo che sia maturo il tempo per nuove forme di Welfare più “mixato”, consapevole e sostenibile, che non ha timori ideologici ad affermare che, come esistono fasce di povertà su cui agire con fondi pubblici, esistono fasce sociali che possono e devono contribuire (anche in modo differenziato) a sostenere i costi del sistema del Welfare, a patto di ricevere servizi efficaci ed a costi compatibili.

 

 Dovendo concludere, mi limiterò a due esempi di forme di nuovo Welfare, che spero però diano il senso della strada da percorrere:

 

a) In Francia hanno recentemente introdotto dei Voucher spendibili dalle famiglie, derivanti direttamente dal reddito da lavoro (che rientrano quindi nella contrattazione sindacale del salario), il cui valore di spesa è costituito da più componenti:

 

-         una quota dalla famiglia stessa che non riceve denaro

 

-         una quota dal datore di lavoro, come parte del salario

 

-         una quota dallo Stato attraverso la de-fiscalizzazione del reddito.

 

Questi Voucher sono spendibili in vari ambiti, soprattutto in servizi alla persona, siano essi per minori, anziani, disabili, ecc ..

 

Senza approfondire ulteriormente, quello che mi preme sottolineare è che risposte di questo genere attivano attori diversi Pubblici e Privati, liberano pluralità di risorse economiche e contribuiscono a rispondere ai bisogni delle persone. Non ultimo, pur garantendo la libertà di scelta del singolo nel come e dove spendere il Voucher, contribuiscono alla regolazione del mercato e generano posti di lavoro (un Voucher di questo tipo non può certo essere speso a pagamento di prestazioni di badanti non assunte!).

 

 b) Sul problema del “dopo di noi” si stanno versando fiumi di inchiostro; i punti critici restano però la destinazione dei patrimoni immobiliari dopo la morte dei genitori e i costi di assistenza al domicilio del disabile nel lungo periodo.

Il sistema Pubblico non riuscirà mai a risolvere completamente il problema, se non lo si affronta in maniera sistemica attraverso l’integrazione di piu’ azioni:

 

-         rispetto alla parte patrimoniale devono essere definite legislativamente le forme di trust necessarie a garantire il disabile nella destinazione del patrimonio immobiliare;

 

-         rispetto ai costi gestionali devono essere pensate specifiche forme di mutue capaci di erogare risorse economiche finalizzate al mantenimento del disabile nell’abitazione, integrate alle risorse economiche derivanti dal trust che beneficia del patrimonio e dalle risorse pubbliche che, comunque, sarebbero spese in strutture che offrono qualità di vita minore (istituti).

 

Anche in questo caso le risorse attivate sono molte, integrate e finalizzate, ma purtroppo ancora mancano molti tasselli per realizzare queste idee: mancano normative specifiche, assicurazioni, mutue e manca anche l’idea culturale che un genitore, quando gli nasce un figlio handicappato, dovrà immediatamente stipulare una assicurazione o associarsi ad una Mutua, se non è un miliardario e vuole garantire al figlio un futuro decente.

 

La Rete CGM (nostra rete imprenditoriale di appartenenza), assieme alla Confcooperative di cui è parte ed Assimoco, ha però recentemente dato vita a Solidalia, che è una delle prime mutue che affronta i problemi assistenziali e non solo quelli sanitari; si tratta di una prima risposta a cui occorre aggiungerne però molte altre ancora e che richiede una forte e convinta adesione dei cittadini più sensibili.

 

 Concludo questa riflessione sulla connessione fra Politica e sussidiarietà con una nota di pessimismo rispetto al futuro, perché ancora non intravedo nei nostri governanti e nemmeno nell’opposizione, l’orientamento a creare le condizioni reali per lo sviluppo di forme di Cittadinanza attiva e quindi di Welfare di Comunità.

 

Paradossalmente a posizioni liberiste vengono contrapposte posizioni stataliste, senza rendersi conto che le une sostengono le altre.

Noi dobbiamo lavorare per il ritorno alla Politica e al senso del Bene Comune, che credo non stiano nei due estremi che ci vengono proposti.

 

 Alberto Leoni, che scrive facendo

 

 

 

 

 

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Federale

Il mio beliissimo scarrafone ha conosciuto a casa di amici la segretaria/assistente di Rigoberta Menchù e le sue graziose figlie.

Mamma posso non andare a scuola e accompagnarle a Lugano, sai non conoscono la lingua...

Vabbè, magari è l'occasione in cui scopre che la sua mamma non è poi così strana.

Il commento alla sera: Sai che sono buone le patatine del Mc Donald's...

Non mi sono tenuta: le fanno apposta così affinchè piacciano.

Nel frattempo pensavo: e un semplice toast al Federale no eh?

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lunedì, 28 novembre 2005

Berlusconi minaccia, Casini ci ripensa: «Illusionisti? Non pensavo a lui»
da l'Unità di oggi

Com'è che il resto del mondo invece ha pensato a lui?

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Noi siamo la nostra memoria,

siamo questo museo chimerico di forme incostanti,

questo mucchio di specchi rotti.

 

Jorge Luis Borges
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categorie: poesia
domenica, 27 novembre 2005

Compieta

 "Se dovessi apporre una figura di "congedo" a questa trattazione, sarebbe un richiamo alla vita monastica conventuale (san Benedetto per esempio).

Il timing monastico è serrato, a un tempo nell'arco dell'anno [...] e nel ciclo delle ventiquattro ore: mattutino alprimo albeggiare, lodi, al levar del sole; vespri: alla fine del giorno; compieta: entrando nella notte.

L'idea di compieta: bella. La comunità si arma di coraggio per affrontare la notte (bisogna pensare a una campagna remota, senza luci, ove il cadere della notte è veramente minaccia di totale oscurità) il "Vivere-insieme", anche solo, forse, per affrontare insieme la tristezza della sera.

 

Essere estranei, è inevitabile, necessario, ma non quando si fa sera"

Roland Barthes, I riti di comunione e la convivialità come incontro

 

 

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La seconda carica del Vaticano. «Eliminare la religione dalla politica, facendo in modo che quest’ultima sia pura e laica, è impossibile. La religione entra nella sfera pubblica e nei nostri Parlamenti»


Marcello Pera, presidente del Senato, Ansa, 26 novembre
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Citazioni di citazioni

Perché citare? I motivi sono due: la modestia e l'orgoglio. Si cita per modestia, riconoscendo che la giusta convinzione che condividiamo è stata originata da altri e che noi siamo arrivati dopo. Si cita per orgoglio, poiché è più dignitoso e più cortese, secondo quanto disse Borges (mi perdoneranno la citazione?), andare orgogliosi delle pagine che si sono lette che non di quelle che si sono scritte […] citare è un altro modo di dire "non ho vissuto invano" (in questo caso "non ho letto invano") e anche "stavo pensando a te"

 

 

Fernando Savater, Dizionario filosofico

p.s. è una bellissima giornata, quasi non si possono guardare le montagne innevate ed abbaglianti

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sabato, 26 novembre 2005

New Orleans

Il mio banco di prova per un musicista è "Summertime" e Winton Marsalis è un grande trombettista.

Felice che tanta sensibilità artistica si coniughi con altrettanta sensibilità umana.

In teme_nos provo a farci stare il suo "Summertime"

la Repubblica delle donne di oggi

postato da: astime alle ore 21:31 | link | commenti (1)
categorie: musica

Il clima suggerisce

Sigari e cioccolato 

Il cioccolato scelto è per la degustazione una selezione di cru di fondenti extra della Domori: Esmeraldas (clone Ecuador), Carenero Superior (clone Venezuela), Sur del Lago Clasificado (clone Venezuela). Per accompagnarlo è stata fatta una scelta insolita: uno sherry Cream Mari Pepa di Gutiérrez Colosia, che ha saputo con la sua robusta dolcezza tenere testa alle variegate note del cioccolato.

E il sigaro? Sceglierne uno capace di affrontare gli aromi penentranti e persistenti di questi cru non è facile, perché si rischia di ritrovarsi con vitola ottime ma incapaci di farsi sentire dalle papille gustative.

Dopo vari tentativi, la scelta è caduta su un sigaro raro dal formato Dalias (170 mm x 43 mm di diametro) una via di mezzo tra un Lonsdales e un Churchill: BOLIVAR - Immensas, un grande sigaro se si considera che quello provato in degustazione aveva un invecchiamento di ben 12 anni.

 

Conservato in maniera superlativa, questo sigaro ha espresso fin dal primo terzo intensi aromi di noci, cuoio e terra che tra l'altro è la caratteristica della marca senza che la forza prevaricasse l'abbinamento col cioccolato. Un gran sigaro, ma molto raro.

 

Quale alternativa per una degustazione domestica con il cioccolato fondente? Ecco alcuni suggerimenti: Hoyo de Monterrey - Des Dieux (disponibile sul mercato svizzero- francese); Punch - Churchill (disponibile sul mercato spagnolo); Cohiba- Coronas Especiales (disponibile sul mercato italiano).

 

 

 

postato da: astime alle ore 09:27 | link | commenti (2)
categorie: ineffabile